DAL SAPERE DISCIPLINARE ALLA CULTURA DELLA SCUOLA
DAL SAPERE DISCIPLINARE ALLA CULTURA DELLA SCUOLA
“Per poter cambiare la scuola occorre per prima cosa un esercizio di pensiero” (Riccardo Massa)
ESERCIZI DI PENSIERO/2026-8
DAL SAPERE DISCIPLINARE ALLA CULTURA DELLA SCUOLA
Per riflettere sulla cultura della scuola è importante ragionare sulle operazioni di mediazione culturale necessarie per trasformare il sapere disciplinare in attività scolastica; si deve ricercare nella dimensione culturale e formativa delle discipline, intese come repertorio di contenuti e come modalità di organizzazione concettuale, quelle dimensioni più generali che sono essenziali per comprendere il mondo simbolico dell'uomo, nelle sue varie forme di razionalità e di costruzione-comunicazione di significati.
É nella dimensione culturale e formativa delle discipline che va ricercato l’asse del progetto culturale della scuola.
Nell’apprendere a scuola vengono a confronto, in riferimento ad un “oggetto” da conoscere, il modo di pensare dello studente con la struttura logica e sintattica delle discipline nella rappresentazione che lo studente ricava dall’insegnamento; lo studente mette a confronto il modo con cui conosce l’”oggetto” con il modo di conoscerlo delle discipline; viene attivato l’apprendimento quando la nuova conoscenza ne ha modificato i modelli di comportamento culturale; la nuova conoscenza viene “utilizzata” per pensare.
É su questo terreno che si gioca l’apprendimento attivato a scuola: sulla valenza formativa e di modello d’uso del sapere disciplinare, nel mettere in atto un processo conoscitivo che permetta di ordinare l’esperienza e di mantenere e accrescere la capacità di godere della sorpresa dell’apprendere.
In riferimento alla modificazione delle capacità conoscitive raggiungibile a scuola si potrebbe semplificare dicendo che tale apprendimento ha a che fare con «un livello intermedio, che si situa tra le strutture cognitive profonde e biologicamente determinate (...) e gli stati di conoscenza superficiali, legati a compiti specifici, che hanno nessuna generalità o trasferibilità. Queste strutture intermedie si modificano per l’azione di interventi esterni e sono generali. Al contrario le strutture cognitive profonde non cedono ad interventi esterni, mentre le regole superficiali, appena sotto del comportamento manifesto, sono legate a compiti specifici»[1].
E incrociamo un altro livello del problema, non meno complesso, che è legato al come le discipline si traducono nei percorsi scolastici e al come si attiva l'apprendimento e la capacità di apprendere.
È un problema complesso perché l'intervento scolastico non è riducibile (in particolare in condizioni di scolarità molto estesa) alla "didatticizzazione" delle discipline.
L'attività scolastica non può essere ridotta alla sola trasmissione del sapere disciplinare, allo studio diretto delle discipline essendo questa una operazione che presuppone come già avvenuto lo sviluppo delle capacità cognitive e l'esistenza di coerenti e condivisi mondi di significati. Le discipline come oggetto di studio, il loro studio diretto è solo la dimensione strumentale dell’uso che si deve realizzare a scuola.
É la valenza formativa e culturale delle discipline che la scuola è chiamata a mettere in atto, a tarare e organizzare (a livello orizzontale e verticale) nei curricoli da zero a diciannove anni. (1 continua)
Domenico Chiesa
(20 febbraio 2026)
[1]Strauss Sidney, Per una psicopedagogia dello sviluppo, in Pontecorvo Clotilde e altri (a cura di), I contesti sociali dell’apprendimento, Milano, LED, 1995, pag. 147

