IL BIENNIO UNITARIO: QUALE SENSO

“Per poter cambiare la scuola occorre per prima cosa un esercizio di pensiero” (Riccardo Massa)

ESERCIZI DI PENSIERO/2026-2

IL BIENNIO UNITARIO: QUALE SENSO

 

 

«luogo e tempo di vita degli adolescenti, luogo e tempo della salute, del gioco, del fare e del sapere, 

in cui il dilemma istruzione-educazione si risolva nell'apprendimento  

come processo e atto di socializzazione»  

(M.A. Manacorda)

 

Le azioni del ministro Valditara sulla filiera formativa tecnologico-professionale (4+2=5-1), la prospettiva di ridurre la scuola secondaria di secondo grado a 4 anni e le incombenti indicazioni nazionali rendono urgente la priorità di rilanciare l’estensione della scuola per la cittadinanza a 16 anni.

Il problema del biennio unitario come tempo della scuola degli adolescenti è nella cultura del Cidi dagli anni ’80. 

Riproporlo oggi serve per ridare alla scuola il compito di emancipazione sociale e di lotta alle disuguaglianze; la scuola sta vivendo una crisi di senso profonda e mai come oggi serve investire sulla scuola. Rilanciare il biennio unitario della scuola secondaria di secondo grado per tutti può contribuire da un lato a recuperare e realizzare effettivamente una conquista di civiltà e da un altro lato a poter realmente operare alla costruzione del curricolo verticale per la cittadinanza. 

È una scelta che ridisegna la scuola come uno dei fondamentali motori di democrazia, contrapponendosi allo strisciante processo di descolarizzazione che si respira in alcuni atteggiamenti sociali e politici. 

Il significato del “diritto allo studio” è nel garantire un ciclo di studi sufficiente (nella qualità e nel tempo) per il recupero degli svantaggi sociali.

Nell’età della prima adolescenza (14-16) si trova un nodo storico, e non ancora risolto, della scuola; vale a dire la definizione della natura delle scelte e quindi del ventaglio delle proposte di percorsi formativi da proporre ai ragazzi al termine del primo ciclo. 

Dagli anni Settanta si è continuamente ripresentata l’oscillazione tra la proposta di percorsi onnicomprensivi di scuola secondaria superiore che rimandassero la formazione professionale oltre i diciotto anni per tutti e quella di percorsi paralleli di scuola e formazione professionale già dai quattordici anni. 

L’alternativa praticabile e non velleitaria è considerare il biennio come quel tassello dell’istruzione da garantire a tutti affinché non si interrompa l’esperienza scolastica proprio nell’età in cui il consolidamento culturale non è ancora pienamente realizzato. Il differenziare precocemente i percorsi formativi metterebbe in discussione il ruolo della scuola come luogo di “decondizionamento sociale”, costringendo gli adolescenti entro una architettura progettata nel passato, mentre il loro orizzonte temporale contempla il futuro e la progettualità. 

Una scuola che rinunciasse a corrispondere ai bisogni di formazione culturale alta per tutti e riscoprisse la vocazione alla selezione attraverso una separazione precoce dei ragazzi in percorsi con valenza formativa diversa, rappresenterebbe un passo indietro nello sviluppo della società in senso democratico e una risposta miope, arretrata e insufficiente anche per le richieste del mercato del lavoro, finendo proprio per ridurre la formazione di molti cittadini alle esigenze contingenti del mondo della produzione. 

È questa una difficile sfida per la scuola che si vince solo con la qualità: ai ragazzi in difficoltà si deve poter proporre una scuola che, senza rinunciare alla propria funzione, sia in grado di intercettare la loro esperienza conoscitiva, evitando la suggestione di un percorso rinunciatario che salti alcune tappe formative, in nome del rispetto di ipotetiche e precoci “vocazioni” al lavoro. 

È necessario un piano di politica scolastica per rendere il biennio unitario in grado di intercettare la totalità delle/dei ragazze/i tra i 14 e i 16 anni. 

Serve un progetto culturale e la ricercazione sul curricolo verticale che sviluppi il percorso 0-16 (19).

Servono soggetti politici e sociali che si assumano la responsabilità di renderli attuabili. (2 continua)

 

Domenico Chiesa 

(13 gennaio 2026)