INDICAZIONI NAZIONALI PER IL CURRICOLO

“Per poter cambiare la scuola occorre per prima cosa un esercizio di pensiero” (Riccardo Massa)

ESERCIZI DI PENSIERO/2025-14

INDICAZIONI NAZIONALI PER IL CURRICOLO

 

Il curricolo, cioè l’insieme dell’esperienza formativa che i bambini e i ragazzi vivono attraverso la scuola, è il risultato di due azioni correlate, distinte e congiunte (indicazioni nazionali e curricolo di scuola), costruite da due attori (il Ministro e le scuole).

Se la costruzione effettuale e il governo del curricolo sono compito delle scuole quale deve essere la natura delle Indicazioni nazionali e attraverso quale percorso vengono definite?

C’è da aspettarsi che dalle indicazioni emerga (sulla base dell’art.8 del DPR275/99) una visione di scuola attraverso gli “obiettivi generali del processo formativo”, gli “obiettivi specifici di apprendimento relativi alle competenze degli alunni” e gli “indirizzi generali circa la valutazione degli alunni”.

La domanda è: quale scuola si indica alle scuole di costruire?

Le Indicazioni Nazionali del 2012, e l’aggiornamento del 2018, hanno interpretato questo compito in modo coerente e adeguato; nella "Premessa" (Cultura Scuola Persona) e nelle "Finalità generali" riescono, senza retorica, a ricondurre ai principi costituzionali il compito della scuola, valorizzando i risultati raggiunti nelle migliori esperienze del fare scuola. 

Il “pieno sviluppo della persona umana” si realizza in una nuova cittadinanza aperta al nuovo scenario in cui la scuola è pensata come co-protagonista di un nuovo umanesimo e si pensa alla Persona nel percorso di umanizzazione culturale di cui la Scuola è caposaldo.

Il riconoscimento della singolarità è coniugato con il processo sociale in cui si realizza; l’identità non può che essere plurale, nazionale, europea, mondiale: “Le relazioni fra il microcosmo personale e il macrocosmo dell’umanità e del pianeta oggi devono essere intese in un duplice senso. Da un lato tutto ciò che accade nel mondo influenza la vita di ogni persona; dall’altro, ogni persona tiene nelle sue stesse mani una responsabilità unica e singolare nei confronti del futuro dell’umanità”[1].

Nella consapevolezza della relazione che unisce cultura, scuola e persona, “la finalità generale della scuola risulta lo sviluppo armonico e integrale della persona, all’interno dei principi della Costituzione italiana e della tradizione culturale europea, nella promozione della conoscenza e nel rispetto e nella valorizzazione delle diversità individuali, con il coinvolgimento attivo degli studenti e delle famiglie”[2].

“Dalle Indicazioni al curricolo” rappresenta Il nodo in cui si gioca il rispetto e la valorizzazione dell’autonomia delle istituzioni scolastiche; ma non basta affermarlo, è necessario che le Indicazioni rappresentino il quadro di riferimento,ma lascino un effettivo spazio alle scuole per la progettazione curricolare di cui sono titolari.

Infine nella sezione dedicata all’articolazione delle indicazioni per campi di esperienza (in riferimento alla scuola dell’infanzia) e per discipline (in riferimento al primo ciclo) si riscontra una particolare attenzione a non oltrepassare il confine posto dal DPR 275/99.  L’impegno, consegnato come obiettivo alle scuole, rimane quello contenuto nel profilo dello studente: il conseguimento delle competenze delineate nel profilo costituisce l’obiettivo generale del sistema educativo e formativo italiano articolato nei traguardi per lo sviluppo delle competenze.

Gli “obiettivi di apprendimento” individuano “campi del sapere, conoscenze e abilità” sono proposti come fondamentali, ma non rappresentano un elenco di contenuti prescrittivi che caratterizzava i superati “programmi ministeriali”.

Nell’insieme le indicazioni offrono elementi di indirizzo autorevole per garantire l’unitarietà del sistema italiano di istruzione con la cura di salvaguardare l’autonomia curricolare delle scuole.

 

Sfogliando le “Nuove Indicazioni 2025 Scuola dell’infanzia e Primo ciclo di istruzione Materiali per il dibattito pubblico si ha l’impressione di approdare su un altro pianeta. Non ho molto da aggiungere alle analisi che tante qualificate persone di scuola e del mondo della cultura hanno sviluppato nelle ultime settimane[3].

Mi limito a ricomporre un filo conduttore che mi pare percorra tutti gli interventi.

È il filo che tiene insieme le tante cesure che si riscontrano nel testo delle Indicazioni Valditarara-Perla.

La prima cesura è con le pratiche didattiche che hanno sostenuto il nostro sistema formativo negli ultimi decenni garantendogli comunque il livello di qualità che ancora possiede, nonostante le inadempienze, gli errori, i “tagli” che hanno segnato le politiche sulla scuola. Nessun ascolto, coinvolgimento, confronto: totalmente ignorate.

La seconda è nell’impianto e nel contenuto della premessa e dell’organizzazione del curricolo. Si assume formalmente lo stesso scheletro delle Indicazioni del 2012, si riaffermano concetti per poi contraddirli e costruire una visione di scuola contrapposta e caricata di forzature ideologiche e semplificative.  Il passato, (prima degli anni sessanta) viene proposto come prospettiva, l’orizzonte universalista della cultura viene sostituito con quello nazionalista.

La terza è nell’impianto delle indicazioni specifiche per i livelli scolari: non sono “indicazioni per il curricolo” bensì “curricoli” chiavi-in-mano che gli insegnanti devono semplicemente eseguire; anzi sono dei “nuovi programmi”

La quarta cesura è riconducibile all’abbandono del protagonismo attivo, consapevole e responsabile degli insegnanti e soprattutto dei bambini e dei ragazzi nel costruire il proprio apprendimento; si rinforzano le pratiche di scuola trasmissiva che ancora segnano il lavoro di non pochi insegnanti.

 

Le Indicazioni prospettate dal ministero non possono che danneggiare gravemente il processo di innovazione ed è quindi fondamentale che nelle scuole si apra una riflessione (non una consultazione fittizia) sul ruolo delle Indicazioni nella costruzione del curricolo. Una riflessione che sorregga l’impegnativo lavoro di costruzione del curricolo.

Può rappresentare un’occasione per recuperare il ritardo di questi anni.

Come le scuole hanno utilizzato le indicazioni (del 2012) per costruire il curricolo?

Quanti Istituti Comprensivi si sono dotati di "Laboratori per il curricolo verticale”?

Quanto sta andando avanti la costruzione del percorso condiviso 0-14?

(3 fine)

 

Domenico Chiesa 

(1 maggio 2025)

 

[1] Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione (in Annali della pubblica Istruzione, 2012, pag. 11)

[2] Ivi pag. 13

[3] Mi riferisco in particolare agli interventi di Mauro Ceruti, Italo Fiorin e Paolo Mazzoli che sono stati tra i protagonisti della stesura delle Indicazioni del 2007, del 2012 e degli aggiornamenti del 2018.