Percorsi di senso /1- 28 febbraio 2008

Flavio Pusset

Aspettando un “obama”

Alcune proposte per una sopravvivenza,utile a sé e agli altri, nella  scuola della destra.

L’ottica  di questo contributo è quella di gettare uno sguardo in due direzioni:verso  il passato prossimo, per cercare di capire cosa è successo ,e verso l’immediato futuro, per tentare di prevedere cosa succederà e quindi capire cosa possiamo fare a scuola a partire da ora.

Lo sguardo al passato ci dice che abbiamo subito (e quando dico abbiamo mi riferisco a tutti quelli che credono in una scuola come strumento di formazione culturale e democratica)una sconfitta pesante e che il fare scuola domani non sarà uguale a come abbiamo fatto scuola fino a ieri.

Lo sguardo al futuro  lascia  per il momento aperta la possibilità che la situazione non sia irreversibile, e data per sempre.

L’ attesa a cui penso non è un attesa a braccia conserte o sull’ Aventino. Fra l’altro lasciare la scuola, o il paese è una cosa che pochi possono permettersi. Gli altri con  la scuola della destra devono fare i conti, e probabilmente per un tempo non breve

E quando mi riferisco ad un “obama” da aspettare, tra virgolette e con la minuscola, non è un segno di poco rispetto per la persona, ma  un espressione simbolica che rimanda ad un complesso di circostanze, in cui la probabilità che accadano e la velocità con cui potranno accadere dipendono anche dalla  somma  degli atteggiamenti di quanti non possono condividere il modello di scuola attualmente vincente.

 

 

Cosa aspettare?

·         Un modello di società alternativa non utopico né subalterno

·         Una classe politica progressista  adeguata ai compiti

·         Il fallimento del modello sociale oggi egemone

·         La  comparsa di nuovi soggetti sociali antagonisti

Un modello alternativo  a quello liberista che sia concreto e storicamente vincente manca.

I modelli che si indovinano nelle parole  dell’ opposizione progressista o somigliano troppo a quelli dell’  avversario o si ispirano a esperienze che la storia ha già bocciato.

Parlo ovviamente di modelli di società,  in quanto i modelli scolastici inevitabilmente rimandano a modelli di società.

Ma per limitarci alla scuola quello che uno si aspetterebbe da una classe politica progressista sarebbe almeno che la scuola  e l’istruzione finissero di essere  rievocati con rituali e scaramantici richiami alla loro importanza unicamente nei programmi per le elezioni politiche,e diventassero oggetto di iniziative sia quando si è al  governo, sia quando si è all’opposizione.

 

 

 

Se  e quante volte questo è successo e quanto è stato praticato dai gruppi dirigenti dei vari partiti di opposizione in   questi anni:purtroppo ognuno di noi è in grado di rispondere  senza pensarci troppo, a questa domanda

Che entri in crisi il modello sociale di cui il centrodestra è in parte creatore e in parte creatura è la cosa più probabile delle 4. La crisi sta erodendo  le modalità  e le basi materiali del governo della destra, per ragioni che riprenderò brevemente alla fine.

 Quanto ai possibili protagonisti del cambiamento,ogni proposta alternativa al modello dominante ha bisogno di strati sociali che lo sostengano.

Questi strati oggi non possono più essere quelli del ’68:gli operai di linea e gli studenti della scuola di massa. La delocalizzazione, i cambiamenti nell’ organizzazione del lavoro,la mancanza di sbocchi d’ occupazione hanno messo in crisi   queste figure.

 La speranza sta piuttosto nei giovani dell’area del lavoro precario e non protetto ,comprese le fasce di immigrati con titoli di studio alto nel loro paese d’origine,che qui svolgono i lavori più dequalificati. Ma gli ostacoli che li dividono dalla trasformazione in soggetti sociali che conquistino maggiori spazi di democrazia e giustizia sociale sono molti.

La società che ha in mente la destra  italiana è una società “a goccia”, composta da una elite limitata,che si colloca al livello più alto,gestisce il potere e indirizza la conoscenza, Le specificità della destra italiana ,che non ha alle spalle la tradizione storica di altre destre europee sono che essa  pensa che questa elite non possa essere giudicata(se non ogni 5 anni ,nelle elezioni) né punita(se non rispetta le regole, le regole vengono cambiate ,anche retroattivamente.), e che non ha  valori  né mete comuni  se non la conservazione il più a lungo possibile del più vasto potere possibile Questa elite  si rinnova per via apparentemente meritocratica, ma i criteri d’accesso  alla meritocrazia sono l’accettazione dei principi di funzionamento del modello sociale  stesso..

 Nella concezione sociale della destra c’è poi una maggioranza fatta da un corpo intermedio numeroso, con conoscenze standard,  un alto grado di flessibilità per la necessità di adattarsi ai ripetuti cambiamenti del mercato del lavoro, e che viene ricompensata, per il suo appoggio al sistema, con la possibilità di accedere ad un alto livello di consumi.

Infine c’è una forte minoranza fornita di conoscenze minime, pratiche ed esecutive, e destinata ai lavori più dequalificati .

Un abbozzo, utile per la discussione , di un modello alternativo di scuola e di società presuppone di garantire a tutti i membri della  società l’acquisizione di una base di conoscenze e competenze comuni,e di impedire che le differenze di ruolo sociale, che devono essere il più possibili “orizzontali”, cioè legate alle differenze di   funzione diventino “verticali” cioè  fattori permanenti di privilegio o esclusione,e garantire anche una forma reale di democrazia, con frequenti momenti di partecipazione e controllo delle decisioni.

E’ chiaro che  il tipo di società caro alla destra richiede un tipo di scuola fortemente differenziata  fin dalle prime fasi, ed in grado di allenare i bambini a meccanismi competitivi che saranno utilizzati da adulti per mantenere o migliorare il proprio status sociale, e  una scuola in cui le risorse maggiori siano destinate alle fasce necessarie a riprodurre l’elite.

Mentre quello di una società più egualitaria  richiede di lavorare  per una scuola in cui la conoscenza è un patrimonio che viene acquisito, ma anche costruito ed aumentato attraverso meccanismi di cooperazione

Una scuola quindi che differenzi il più tardi possibile l’acquisizione delle competenze specifiche diversificate e le mantenga all’ interno di una comunanza di scopi e responsabilità.

 

Di seguito ho cercato di evidenziare che i due modelli di scuola sono incompatibili sotto tutti gli aspetti: scopi, contenuti, modelli di funzionamento, facendo alcuni esempi.

          Scuola supermercato che soddisfa le esigenze immediate

          Differenziazione precoce dei percorsi

          Competizione individuale

 

          Semplificazione della realtà

          Trasmissione nozioni

          Imposizione disciplina

          Esclusione

eccetera

          Scuola che fornisce modelli e opportunità

Formazione comune fino a 16 anni

          Cooperazione e uso delle risorse di tutti

          Rispetto della complessità del reale

          Costruzione di competenze

          Rispetto di un sistema condiviso di regole

          Accoglienza 

           

 

                                                                                                                                                 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A questo punto tento di fare alcune proposte riguardo al come muoversi,ad un livello abbastanza generalizzato, lasciando al dibattito il compito    di confermarle o invalidarle e di approfondire  quelle condivise.

Le ho divise in tre gruppi: Regole di base- Strategie- Scelte professionali      

 

 

 

 

    REGOLE  DI  BASE

          Lavorare su tempi lunghi e su obiettivi circoscritti ma coerenti

          Considerare ogni scelta come un anello di una o più catene

          Essere consapevoli che su molte scelte di fondo si è una minoranza nella società

La società italiana è oggi divisa in numerosi segmenti che attraversano i gruppi sociali secondo linee di divisione complicate e su diversi piani.

Esistono differenziazioni  più specificatamente“politiche”,e a questo proposito è utile ricordarsi che, tranne i referendum su monarchia/repubblica, divorzio e aborto, la società italiana dal dopoguerra ha sempre espresso posizioni di maggioranza moderate o addirittura conservatrici.

 

Ma le diversità di visioni politiche sono collegate da un lato a differenze di tipo economico (l’essere parte di una corporazione forte o di un gruppo poco protetto, la possibilità di recuperare o meno potere d’acquisto attraverso l’ evasione fiscale, ecc)

D’altra parte esistono  delle differenziazioni culturali: tipo l’influsso esercitato dalla gerarchia cattolica, che su alcuni aspetti può assumere connotazioni  simili a quelle progressiste, per altri è schierato su posizioni  conservatrici ; oppure la diversa percezione dello stato e delle istituzioni pubbliche in alcune zone del nord e del sud d’Italia).

 

Quindi i gruppi  sociali  si scompongono e ricompongono  e possono mutare grandemente a seconda dei problemi e le richieste che rivolgono alla scuola, le aspettative che hanno su di essa sono molto diversificate:è probabile che su molti aspetti la posizione della maggioranza non sia una posizione “progressista”

Perché alcune posizioni cambino sarà necessario del tempo e chi lavora all’ interno della scuola dovrà lavorare su aspetti circoscritti, sempre però cercando di capire che significato ha assumere una decisione o un’altra rispetto al complesso delle altre scelte e decisioni prese.

 

Strategie

          Esplicitare le scelte di fondo per non dividersi sugli aspetti secondari

          Essere rigidi sui fini da condividere e flessibili sulle modalità da adottare.

          Non accettare mediazioni e scambi al ribasso fra diritti e doveri.

Quando si subisce una sconfitta ci sono due possibili modi di reagire, ammesso che si voglia continuare a combattere.

Ci si può interrogare sugli errori commessi da tutti , magari in misura diversa, e che hanno portato alla sconfitta, oppure può partire un meccanismo infernale,di cui purtroppo la sinistra ha una vasta esperienza, che tende ad addossare  tutte agli “altri”,che hanno condiviso dalla tua parte lotta e sconfitta, le colpe. Un meccanismo a spirale perverso: i contrasti favoriscono un sempre maggiore isolamento, l’isolamento genera nuovi contrasti.

 

Se la società è divisa in gruppi con interessi contrapposti, la scuola e gli insegnanti non possono essere uniti. E’ necessario prendere atto che ci sono parti di categoria che sono d’accordo con le posizioni conservatrici o comunque sono disposte ad adeguarvisi.

Questo per non scambiare divisioni sugli obiettivi fondamentali con differenze secondarie sulle vie per raggiungere lo stesso obiettivo,e quindi adottare atteggiamenti diversi con le persone che li rappresentano.

Dovremo affrontare oggi nelle peggiori condizioni possibili un problema che avremmo dovuto affrontare ieri in condizioni molto migliori, quando ,di fronte alla enorme disparità di impegno, preparazione didattica e prestazioni professionali fra diversi settori di insegnanti, una parte della sinistra rifiutava di riconoscerle in nome di una concezione puramente formale dell’ egualitarismo, mentre l’altra parte proponeva di renderle ufficiali e permanenti invece di lavorare e dedicare risorse per ridurre le differenze.

Le discriminanti sulle quali individuare potenziali alleati e avversari  riguardano principalmente  la  disponibilità/indisponibilità ad accettare  scambi circa il  modo di svolgere il proprio lavoro,cioè  ad accettare uno scambio del tipo : tu nelle decisioni non conti niente e vieni considerato e pagato poco; ma in cambio anche io ti richiedo poco e ti do la possibilità di esercitare all’ interno della tua classe un potere formale che si avvale di strumenti autoritari e selettivi.

Per fortuna, all’ interno della scuola primaria,e a differenza che in altri ordini di scuola, le percentuali  di quelli disposti a barattare la propria dignità professionale con un ruolo artificioso e meschino sembrano per il momento  minoritarie.

 

Scelte professionali

          Non scegliere le scorciatoie delle semplificazioni ma la strada lunga della complessità.

          Non  rassegnarsi alle logiche dell’ appartenenza e al presunto destino dei predestinati

          Valorizzare gli aspetti creativi e non di routine nella propria attività

Il modello di scuola imposto dalla riforma incentiverà e accentuerà gli aspetti più superficiali e meno efficaci della professionalità docente.

 

 

Una riforma che ha tra le sue parole d’ordine risparmio e semplificazione  tenderà ad omologare gli insegnanti in una professionalità tesa solo a curare le apparenze e a rispondere ai bisogni quantitativi e immediati degli utenti.

Si chiederà agli insegnanti  di proporre più informazioni e meno approfondimenti, secondo la concezione di cultura dei quiz televisivi; di puntare al risultato e non al processo che l’ha prodotto; di usare pratiche  didattiche che richiedono routine ed automatismi; la triade:spiegazione collettiva/verifica/valutazione individuale sarà rivalutata e considerata la metodologia più adeguata.

Di fronte all’inevitabile calo  di risultati  prodotto da queste scelte, si chiederà agli insegnanti di prendere atto che esistono alunni adatti e alunni inadatti allo studio, che la conoscenza e privilegi sociali che ne derivano sono riservati agli individui baciati dalla grazia e negati ai predestinati dal destino; forse si riproporrà il vecchio modello duale ( scuola di preparazione agli studi superiori  /avviamento professionale) fin dalla seconda fase dell’obbligo.

La capacità di salvaguardare momenti importanti di un modo diverso di considerare la conoscenza ed il rapporto educativo dipenderanno dalla capacità degli insegnanti di resistere a queste pressioni, dal loro grado di responsabilità individuale e dalla loro capacità di organizzazione collettiva.

Vorrei concludere questa parte citando una lucida analisi di Zygmunt Bauman su come si creano e si mistificano, nelle società moderne, i meccanismi di potere, selezione, esclusione.

Nella nostra società individualizzata, la costruzione della condizione sociale raramente è ben definita e sempre meno è palesemente visibile e apertamente discussa.

 La  fortuna è un prodotto sociale, ma, intanto,  agli individui vittime dell’ esclusione, viene attribuita la responsabilità della mancanza di una buona sorte …

Che essi non riescano a spingersi da soli fuori dalla loro situazione è l’unico argomento  di cui si dispone per provare che essi non hanno mai tentato seriamente di farlo.”

 

Infine tento di esplicitare alcuni nodi di fondo di una visione democratica e progressista della scuola primaria, attorno ai quali sviluppare la resistenza e l’elaborazione

Compiti della scuola primaria
1. Alfabetizzazione culturale

          Fa acquisire  i diversi linguaggi in un percorso “a spirale”

          Parte dalle esperienze, le confronta e man mano le travalica

          Privilegia il processo rispetto al risultato

          Discipline progressivamente differenziate,ma mai separate dall’esperienza

          Costruisce “socialmente” la conoscenza attraverso l’interazione fra pari e con l’adulto

          Raccorda e ordina le conoscenze scolastiche e extrascolastiche

          Rende consapevoli che la costruzione di competenze richiede impegno e sforzo,ma genera soddisfazione e autostima

 

 2. Alfabetizzazione alla democrazia

          Alla base della democrazia  sta il rispetto e il confronto fra diverse visioni del mondo

          L’inserimento in una società democratica presuppone il progressivo aumento  dei margini di autonomia e della consapevolezza delle scelte

          Capire la democrazia non è un fatto di conoscenze ma di pratica delle forme

          L’insegnante deve tendere non a imporre l’autorità ma a veder riconosciuta la sua autorevolezza

          La capacità critica e l’autonomia di giudizio presuppongono l’accettazione delle scelte della maggioranza ma non obbligano ad identificarsi in essa

 

Sappiamo che ci accingiamo ad attraversare una specie di deserto di cui non riusciamo ancora a definire con precisione estensione e difficoltà.

Nella storia di una società, di una nazione,ci sono momenti in cui alcuni fatti di cronaca  travalicano dal loro ambito specifico di cose che succedono in un determinato tempo e spazio, per diventare simboli di tendenze e fenomeni più generali. Questo, anche se in Italia è sempre più difficile distinguere fra l’importanza oggettiva di un fatto e la sua apparenza mediatica, usata a fini politici.  Ma fra la seconda metà di gennaio e l’inizio febbraio, sono successi  in Italia fatti  di fronte ai quali è difficile non avere la convinzione che siano esempi significativi di crisi profonda di una   società in cui sembra sparito ogni modello di interpretazione razionale e ogni regola di convivenza sociale.

Abbiamo un governo che praticamente incita i medici a trasformarsi in delatori e fa della mancanza di permesso di soggiorno una ragione sufficiente per condannare interi gruppi di persone (compresi i bambini) alla malattia e forse alla morte. Coerentemente, abbiamo i bulli di un quartiere degradato che “per gioco” ardono vivo un immigrato indiano che dorme sulla panchina di una stazione; una impressionante serie di stupri che hanno avuto come vittime ragazzine di 14 anni e donne ultraottantenni, e come protagonisti equamente distribuiti,extracomunitari e italiani, sconosciuti ed ex fidanzati o compagni di scuola; abbiamo avuto due ragazzini che si sono dati fuoco per apparire su You Tube e uno, munito di regolare 9 in condotta, che ha accoltellato il professore in classe, un insegnante di religione che ha investito volontariamente con l’ auto due suoi ex allievi  troppo indisciplinati……E come coronamento, abbiamo  avuto il caso di Eluana, in cui  si sono trovati uniti una parte di  scienziati che ha dimenticato il senso del limite, una Chiesa  che ha dimenticato la carità, ed una classe, politica  dirigente cinica e ipocrita, tenuta insieme da una logica per cui la morte di Eluana è condizione sufficiente per cambiare la Costituzione in senso autoritario, ma non per sospendere l’ andata in onda del Grande Fratello.

L’Italia che emerge con prepotenza da questi episodi è un paese in cui sembrano avanzare a grandi passi la barbarie e la follia collettiva, in cui si riproducono a tutti i livelli organizzazioni in bande o in ronde e lotte fra individui e fra branchi, in cui le leggi che contano non sono più né  i codici, né la Costituzione, ma le regole del marketing e i rapporti di forza intesi nel senso più brutale.

Siamo coscienti che le forze in campo sono fortemente squilibrate  e che ci saranno  numerosi momenti in cui  la voglia di mollare tutto sarà grande.

Come persone e come educatori, viene sempre più spesso da chiederci che senso abbia lottare per mantenere qualche ora di scuola in più se la situazione è questa; se non sia solo patetico il nostro appellarci alla razionalità e alla solidarietà; se in fondo non ci convenga rassegnarci al mondo di chi considera e pratica la relazione con gli altri come una legge della giungla in cui alla fine solo i più forti sopravvivono.

Ma, rispetto ad altre persone e ad altri periodi storici (pensiamo a cosa significava  far scuola negli anni cinquanta per un insegnante formatosi nel clima e nelle  speranze della Resistenza)  abbiamo  qualche vantaggio.

Professionalmente  possediamo  un vasto repertorio  di principi, contenuti, metodologie e pratiche didattiche, sviluppate collettivamente in vari anni , alcune delle quali vanno  modificate, (penso soprattutto al rapporto, che a volte abbiamo subito fra qualità della scuola e soddisfacimento dei bisogni sociali, scegliendo improvvisate e incoerenti mediazioni), ma della cui validità di fondo siamo certi

E abbiamo di fronte avversari di  cui prima o poi la sovrabbondanza di mezzi non riuscirà più a mascherare  la miseria dei valori fondanti.

Oggi  la crisi comincia chiarire che i due pilastri che sostengono la concezione  sociale della destra non funzionano. Dal punto di vista del sempre maggior aumento del livello di vita, questo trova un limite nella non infinitezza delle risorse naturali e nei processi di impoverimento che coinvolgono parti consistenti di ex ceto medio.

Mentre la mancanza di controllo sulle elite rende chiaro, nella crisi mondiale partita dall’ America, che esse usano questo vantaggio in modo estremamente brutale ed egoistico, infischiandosene se da questo derivano danni incompatibili con la stessa sopravvivenza del sistema.

Ma la messa in crisi di questo sistema non significa affatto che da esso si uscirà in senso progressista.

 

Per questo è importante lavorare per unificare tutto quello che di irriducibile a questa logica rimane.  Per riprendere gli esempi di prima, il  padre di Eluana e l’equipe medica che l’ha assistita, hanno resistito a pressioni enormi  nella battaglia contro l’ ipocrisia e le facili scorciatoie; le associazioni di volontariato continuano la loro opera quotidiana di sostegno all’ integrazione dei  migranti; conosciamo tutti giovani che tentano di impostare i rapporti umani seguendo principi  di onestà e rispetto 

Come persone e come educatori è importante che aggiungiamo le nostre forze, in quanti più possibile, con i nostri errori e i nostri limiti,  a queste altre forze, e che non molliamo.

Perché in democrazia forse la scelta di ogni singolo non pesa e non si vede,  ma le scelte decisive sono fatte dalla somma di tante scelte individuali.

Se di notte si percorre una strada buia  e accidentata  non è detto che arrivi in fondo sempre chi procede accompagnato da un mare di luci sfavillanti: può inciampare mentre si auto ammira.

A volte chi invece possiede solo un accendino o qualche fiammifero, alla fine, anche se affaticato e ammaccato ,  arriva al traguardo.

La ragione e il cuore ci dicono che non abbiamo alternative se non sfruttare al meglio e fino in fondo le probabilità che abbiamo. 

E pensate a che soddisfazione deve essere vincere quando i bookmakers ti danno  perdente 100 a 1.

 

Torino, 28 febbraio 2009