I GRUPPI DI LAVORO DEL CIDI TORINO - LETTERA CIDI

COMUNITÀ OPEROSA

La Comunità Operosa del Cidi Torino è un luogo di conversazione animata: prendiamo come riferimento le parole di Bruno Ciari e di Jerome Bruner per esplicitare l'intento di favorire l’approfondimento e lo scambio di esperienze tra insegnanti di diverse generazioni. Abbiamo bisogno, come insegnanti, di riflettere sul nostro mestiere, un mestiere intellettuale che si basa sulla relazione umana. Per il bambino la scuola è la cosa più importante dopo l’intimità della relazione familiare. Siamo gli unici professionisti che lavorano entrando “in relazione con”.

In questo gruppo di lavoro avviene un vero e proprio scambio, reciproco e costante: condividendo il proprio punto di vista e il proprio vissuto ognuno insegna e ognuno impara con gli altri.

 

Abbiamo raccolto riflessioni ed esperienze sulla relazione che si instaura in classe e con la classe, su pratiche di accoglienza nei primi giorni di scuola. In tempi più recenti la nostra discussione ha affrontato, e non poteva essere altrimenti, il tema della scuola a distanza. Abbiamo raccolto osservazioni e pensieri in un documento sulla scuola dell'emergenza. 

Alle riflessioni esposte hanno contributo molti insegnanti, scrivendo in merito a:

riflessioni sulla didattica a distanza

attività didattiche ed esperienze

 Il documento "Affinché la scuola continui a esserci"

 

A.S. 2021 - 22

Incontro online: 22 novembre 2021, h 17

La proposta che vorremmo farvi è di confrontarci, a partire dalle nostre esperienze, su quali strategie stiamo cercando di mettere in atto per uscire dalla difficile situazione che stiamo vivendo nelle nostre classi, nelle quali la didattica dell’emergenza ha acuito le disuguaglianze e ha reso più evidente e amplificato il malessere che già esisteva ben prima della pandemia.

Obiettivo è capire come possiamo rendere costruttivo questo momento di crisi cercando di rileggere in modo propositivo ciò che sta avvenendo, a partire dai punti di forza e dalle contraddizioni della scuola in presenza, che si sono inevitabilmente ripercosse, amplificandosi, sulla didattica dell’emergenza.

Per partecipare all'incontro compila il modulo di iscrizione.

Decideremo insieme come proseguire i nostri incontri (cadenza, modalità, temi da affrontare).

 

 

GRUPPO DI STUDIO "EDUCAZIONE ALLA CITTADINANZA"

Il Cidi Torino ha avviato un gruppo di discussione sulla recente legge 92/19, legge di ordinamento sulla "Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica” , accompagnata da Linee guida ,ovvero da indicazioni per le scuole e per quanti intendano proporre interventi educativi a riguardo.

Segnaliamo di seguito i contributi che hanno guidato la discussione, inviatiamo le scuole a implementare i documenti con le loro riflessioni e le scelte effettuate, i percorsi progettati.

Lettera del gruppo di educazione civica - 23 novembre 2020

 

UNA SCUOLA PER LA CITTADINANZA - IDEE, PERCORSI, CONTESTI

 

CONTRIBUTI

 

LETTERACIDI

Aprile 2022

C'è bisogno di scuola?

Ecco le risposte degli studenti:

Secondo me la scuola in questi momenti può essere utile, io dico “può” perché non sempre lo è. Può servire per parlare di attualità e spesso ci insegnano di non commettere gli stessi errori del passato, ma non sempre succede perché l’errore si ripete. (Samantha Vergara)

La scuola è normalità, quotidianità, quindi penso che in una situazione difficile e insolita una persona voglia la normalità; in più la scuola è un modo per stare in compagnia e sentirti meno soli, e in questi momenti capisci davvero il bisogno di stare in compagnia. (Elisa Chiantia)

In questi momenti riusciamo a capire che c’è più bisogno di scuola per la conoscenza, anche se secondo me a scuola non se ne parla abbastanza, e non so perché; alcuni professori preferiscono fare la loro lezione piuttosto che informarci e parlarci anche di attualità e di cose che, anche se lo so è brutto da dire, sono più importanti della materia. (Sara Monaco)

Io credo che andare a scuola sia essenziale, in qualsiasi momento e situazione, perché arricchisce il nostro bagaglio culturale e ci aiuta a crescere. Sono contenta che a scuola ci sia qualcuno che tratti di argomenti che trattano l’attualità e che ci toccano da vicino. Probabilmente nessun altro ce ne avrebbe parlato fuori dall’ambiente scolastico, se non la TV, ma in questo modo si possono anche scambiare opinioni, punti di vista, paure. (Marta Rolle)

Perché la scuola in una situazione critica come la guerra per noi ragazzi può essere una distrazione, un luogo dove altre cento o più persone come te vivono la tua stessa situazione, e quindi ci accomuna tutti. Certo in certi casi andare a scuola è pesante, perché magari vorrei stare da sola con me stessa a pensare al tutto, però quelle sei ore in cui parli quasi ogni ora di un argomento diverso, dove arrivi addirittura a cambiare lingua, obbligatorio per noi giovani, serve per cambiare aria o perlomeno confrontarci con qualcuno che capisce benissimo quello che provi. (Alessandra Rizza)

Secondo me c’è più bisogno di scuola perché gli studenti hanno bisogno di essere informati e capire i motivi di quello che succede perché magari i telegiornali e internet non sono chiari come lo potrebbe essere un professore. E poi dopo tutto quello che è successo negli ultimi due anni gli studenti ne hanno bisogno, anche se spesso non fa piacere andarci. (Ludovica Carbonaro)

Perché può distrarci da questi momenti tristi e pieni di paura, abbandonando per un secondo la realtà di tutti i giorni. Ma penso anche che la scuola ci aiuti a capire il perché sta succedendo tutto questo, ci aiuta a essere informati, ci aiuta a toglierci i nostri dubbi e paure su quel che sta accadendo. (Diana Harja)

Perché noi ragazzi in momenti come questi, quindi tra pandemia e guerra, abbiamo bisogno di parlarne con i docenti che hanno tutti gli strumenti per farlo. Con più scuola intendo però non la scuola tradizionale con interrogazioni e verifiche ma una scuola diversa con molte ore dedicate all’ascolto e alla conversazione sulla attualità. (Mattia Sità)

Perché la scuola è innanzitutto un ambiente dove non solo apprendiamo e cresciamo ma anche un luogo che ci distrae da quello che magari lasciamo fuori. A scuola si può stare a contatto con le persone con le quali possiamo avere dei confronti e anche pensare ad altro, perché è importante andare avanti nonostante tutto. (Oumaima Habbad)

Perché la scuola è un luogo che consente di cambiare idee diverse, e dà la possibilità di acquisire informazioni corrette. Magari con un dibattito in classe ci si chiariscono molte idee. La scuola in un certo senso ci tiene al passo con il mondo reale. (Sadia Hossain)

Perché studiando e conoscendo ciò che è successo già in passato possiamo evitare di ripetere gli stessi errori. (Dafne Maddalena)

Perché è in questi momenti che abbiamo bisogno di restare uniti attraverso la scuola, ovvero con i professori e i compagni di classe, con un rapporto fisico e una comunicazione, così da non rimanere soli. (Valerie Varas)

Io credo che lo riusciamo a capire in questi momenti perché ci si rende davvero conto di quanto la vita e il mondo siano imprevedibili. Ci rendiamo conto che l’adolescenza non tornerà indietro e per questo vorremmo viverla al meglio. Noi ragazzi abbiamo bisogno di stare insieme, vicini, confrontarci e aiutarci. (Sofia Perugini)

Perché tramite la scuola i ragazzi hanno la possibilità di capire ciò che succede nel mondo e la possibilità di comprendere meglio le situazioni gravi che in questo momento ci toccano da vicino grazie a persone competenti. (Alisia Zizzi)

Perché andando a scuola noi studenti possiamo approfondire di più le cose e magari capirle. (Matilde Bricca)

Perché la scuola amplia le nostre conoscenze sui momenti e gli eventi e soprattutto fa capire che non siamo soli e che c’è sempre un po’ di normalità. (Evelyn Seravalle)

Perché per capire la nascita di questo conflitto bisogna tornare indietro nel tempo studiando la storia. (Alessio Di Grazia)

Perché la scuola ci serve per restare uniti, darci supporto l’uno con l’altro e anche per riflettere tutti insieme e capire le situazioni che stanno succedendo ed esprimere un proprio pensiero. La scuola serve a condividere quello che proviamo in queste situazioni. (Laura Tagliareni)

Perché noi studenti viviamo in una situazione difficile e a scuola condividiamo una serie di informazioni. (Simone Rella)

Perché c’è bisogno di comunità, di incontro, confronto e della presenza, cosa che la scuola permette di fare. (Eros Lionetti)

Perché è un luogo dove i ragazzi possono stare insieme, dialogare, informarsi e comprendere la nostra fortuna. La pandemia ha fatto capire che lo stare a contatto con gli altri può essere positivo, la guerra invece ci fa capire come non tutti possiamo andare a scuola tranquilli, perché alcuni rischiano di essere colpiti da una bomba. La scuola, ora più che mai, deve essere un luogo dove le coscienze si espandono e i rapporti fioriscono. (Alessio Risiglione)

Perché così possiamo capire la storia dietro questi conflitti che esistono da molti anni ed esprimere le proprie opinioni al riguardo. (Razvan Pintia)

 

Perché specialmente in questi momenti i ragazzi hanno bisogno di essere informati e allo stesso tempo hanno bisogno di svagarsi e stare in compagnia per viversi per quello che possono la loro adolescenza. (Alyssa Mboup)

Perché è grazie alla scuola che la maggior parte delle volte arriviamo a capire fino in fondo le cose. Grazie alla scuola possiamo partire da un passato molto lontano per capire il perché di tutto quello che oggi condiziona la vita quotidiana. La scuola ci tiene aggiornati più di quanto non facciamo noi di nostra spontanea volontà; è aggiornata su tutto e in quanto tale aggiorna pure gli studenti circa situazioni che possono risultare poco interessanti o alle quali spesso gli studenti non rivolgono particolare attenzione. (Giulia Lolli)

Perché la scuola tramite l’istruzione insegna a non ripetere gli errori del passato. (Darius Chelaru)

Perché è l’unico luogo in cui riusciamo ad avere una formazione e una conoscenza in modo completo sull’argomento. Oltre ai materiali e alle spiegazioni degli insegnanti, c’è anche la possibilità di confrontarci tra alunni. (Giulia Cutaia)

 

 

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