DOCUMENTAZIONE DELL'INCONTRO CONCLUSIVO DELL'ANNO ASSOCIATIVO 2025/2026 "La democrazia è antiquata. Quale scuola per il futuro?"

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Il 17 giugno 2026 si è tenuto presso la nostra sede l'incontro di chiusura dell'anno associativo dal titolo "La democrazia è antiquata. Quale scuola per il futuro?" con una relazione di Marco Revelli in dialogo con Valentina Chinnici, presidente nazionale del CIDI, e il pubblico presente.

L'incontro ha preso avvio dalla lettura del libro di Marco Revelli La democrazia è antiquata (Laterza, 2026). L'asserzione forte e provocatoria espressa nel titolo ha stimolato una riflessione su questo tempo della democrazia e su come la scuola rifletta le distorsioni che la politica e l'economia hanno creato, dagli anni '90 del Novecento in poi, nella società.

 

 

Sei sono gli aspetti descritti nel libro e proposti all'attenzione da Marco Revelli che mettono oggi in crisi la democrazia realizzata in Occidente, con il suo portato di valori e diritti universali:

- la crisi nell'equilibio tra gli organi dello Stato nell'esercizio del potere legislativo a favore del governo, organo esecutivo nel nostro ordinamento (si può parlare di una democrazia "esecutiva");

- l'evoluzione/involuzione della partecipazione al voto, alimentata da leggi elettorali che hanno messo in discussione i principi del diritto di voto secondo l'art. 48 della Costituzione, e l'astensiosmo crescente che limita la partecipazione politica, soprattutto di chi ha meno possibilità;

- la democrazia dei pochi e dei "peggiori" che si è andata affermando dopo la fine della Prima Repubblica e ha reso deteriore il linguaggio e le pratiche della politica;

- il passaggio dal capitalismo industriale al capitalismo finanziario nelle mani di pochi soggetti, molto influenti e in rete tra loro che costituiscono una plutocrazia in grado di minare gli equilibri degli antichi stati nazione;

- il controllo dei mezzi di informazione da parte di pochi soggetti forti che condiziona la qualità delle notizie e la percezione della realtà, come anche l'accesso alla verità dei fatti;

- la geopolitica contemporanea fondata sul riarmo che si è ormai votata all'uso della guerra per portare una pace basata sul predominio del più forte, della potenza egemone e sull'individuazione di un "nemico" interno ed esterno che preme ai confini; tutto questo ricorda altre fasi storiche che si ritenevano superate, mettendo in crisi o da parte il diritto internazionale costruito in decenni di sforzi dalla Seconda guerra mondiale a oggi.

Questi elementi critici, sono causa e conseguenza, di una visione della realtà che porta a considerare e a "narrare" la democrazia come un'entità istituzionale "fuori tempo", superata perchè non adatta ad alimentare l'economia fondata sul capitalismo finanziario oggi dominante, ad opera di gruppi di potere globali. D'altronde la democrazia non può essere ridotta a un feticcio di sè stessa e il deficit di democrazia genera diseguaglianze sempre più avvertite nelle società contemporanee, con il portato di frusttrazioni e violenza prodotte in chi le vive quotidinamente.

Principi ideali come il rapporto tra la partecipazione politica e la rappresentanza, l'equilibrio dei poteri, la democrazia come garanzia di pace, l'universalità dei diritti, la libertà di stampa e di informazione, la conciliazione tra liberalismo economico e democrazia vanno rivitalizzati. Bisogna assumersi la responsabilità di alcune scelte alternative per "salvare" la democrazia.

Nel corso dell'incontro Valentina Chinnici, riconducendo questi temi ad una prospettiva educativa, sottolinea l'indissolubilità del legame tra politica e scuola richiamando figure come Danilo Dolci e Tullio De Mauro. La democrazia contiene in sè elementi di imperfezione e scontro con cui occorre confrontarsi. Il compito della scuola non è vagheggiare un passato ideale, ma insegnare ad abitare la complessità del presente.

Ma che fare? Dal punto di vista della scuola, come si può contribuire alla formazione del "cittadino ben educato", prerequisito indispensabile per il filosofo Norberto Bobbio al buon funzionamento della democrazia?

Ecco l'invito a salvare la democrazia con un'azione "dal basso" che coinvolge anche le/gli insegnanti, da parte di Marco Revelli, alla fine del suo testo:

"Il primo, preliminare, compito per chi volesse provare a salvare la democrazia da se stessa è un faticoso, impegnativo, forse improbo "lavoro di cura". Tra gli interstizi di una società frantumata, per tentare di suturare le lacerazioni lenticolari, e ripristinare i legami elementari dissolti, lungo i percorsi che dalla inedita solitudine dell'Io lo possano ricondurre a un qualche Noi capace di consistenza. le tecniche di questa microchirurgica plastica ricrostruttiva non sono [...] tutte da inventare ex novo. Esistono già nelle "buone pratiche" di un reticolo, leggero, ma diffuso di piccoli gruppi, associazioni, volontariati vari, laici o confessionali, gruppi di quartiere o di territorio, aggregati informali, centri sociali [...], strutture di mutuo aiuto, flottiglie o fragili vascelli da trasbordo... Ognuno ha maturato un proprio sapere ricostruttivo, ma resta troppo spesso separato dagli altri. [...]

Aiutare ogni frammento di questa galassia finora gassosa a uscire dalla propria solitudine per "fare sistema" con gli altri propri simili e passare [...] verso sia pur embrionali "comunità" [...] che è la trasfigurazione della "folla solitaria" in massa in movimento verso la propria "conversione/liberazione". Sapendo, nel contempo,  che perchè si colgano le potenzialità di questo tipo di terapia è neccessaria la liberazione di spazi adeguati. Anzi "di luoghi", perchè se la emocrazia "fatta" (male) che vediamo oggi in rovina abita per sua natura nei "non luoghi", per dirla con Marc Augé, ovvero in spazi disseccati di ogni umore di un qualche soggetto, quali sono appunto le istituzioni post-moderne; [...] la "democrazia da fare" presuppone, al contrario, una "terra consacrata" entro cui riprodursi.  Enclaves liberate dalla presenza totalizzante del mercato, dove sperimentare forme e stili di vita non mediati dalla "forma-merce". Essa è programmaticamente, una "democrazia dei luoghi", segnati, ognuno, da una qualche stratificazione di coscienza che contiene una storia [...] e ne garantisce la trasmissione inter-generazionale." (REVELLI M., La democrazia è antiquata, Laterza, 2026, pp. 150-151)

E' un invito che facciamo nostro e che rivolgiamo alle/agli insegnanti affinchè ogni scuola diventi il "luogo" della "democrazia ben fatta" sia nell'educare istruendo le nuove generazioni sia attraverso un esercizio costante e rigoroso della professionalità e un atteggiamento critico rispetto alle scelte da assumere individualmente e collegialmente, nel segno di una responsabilità "più alta" che oggi è richiesta, nel tempo della "democrazia considerata antiquata".

Per chi voglia approfondire i contenuti degli interventi dei relatori e dei/delle docenti partecipanti, invitiamo ad ascoltare la registrazione dell'incontro.

REGISTRAZIONE DELL'INCONTRO DISPONIBILE SUL NOSTRO CANALE YOUTUBE

Il CIDI Torino ritornerà a riflettere, a discutere e a proporre nuove azioni concrete su questi temi nel prossimo anno scolastico. Anche noi desideriamo essere "comunità" e un "luogo generativo di pensiero" unendo le energie e le idee!

Per questo invitiamo fin d'ora tutte e tutti all'incontro di apertura del nostro anno associativo 2026/2027, da cominciare a segnare in agenda:

IL DIRITTO A FIORIRE

Incontro con Chiara Saraceno,

Professoressa emerita dell'Università degli studi di Torino

10 SETTEMBRE 2026, ore 16.30

Sede: Via Maria Ausiliatrice, n. 45

 

A TUTTE E A TUTTI AUGURI DI UNA BELLA ESTATE!