IV Conferenza annuale SiDidaSt “Insegnare storia con gli oggetti, tra materialità e mondo digitale”: laboratorio del CIDI Torino "La bicicletta, le donne, la Resistenza"
IV Conferenza annuale SiDidaSt “Insegnare storia con gli oggetti, tra materialità e mondo digitale”: laboratorio del CIDI Torino "La bicicletta, le donne, la Resistenza"
La Società italiana di Didattica della Storia organizza il 3-4-5 settembre a Torino la sua annuale conferenza nazionale che quest'anno ha per tema la didattica della storia attraverso gli oggetti. L'iniziativa ha il patrocinio del Dipartimento di studi storici dell'Università degli Studi di Torino e del Forum regionale per l’Educazione e la Scuola del Piemonte. Alla Conferenza collaborano le associazioni territoriali degli insegnanti fra cui il CIDI Torino insieme a AIMC Piemonte, FNISM sezione di Torino, MCE Gruppo Territoriale Piemonte. Prendono parte anche musei cittadini e una rete di scuole.
IV Conferenza annuale
INSEGNARE STORIA CON GLI OGGETTI, TRA MATERIALITA' E MONDO DIGITALE
3-4-5 settembre 2026, Auditorium Complesso Moro, Università di Torino, Via G. Verdi
ISCRIZIONI (entro il 30 agosto), selezionando un biglietto per ciascuna delle sessioni (plenaria o laboratoriale) alla quale si vuole partecipare
La Conferenza affronterà le questioni legate all’insegnamento della storia alla luce delle nuove Indicazioni nazionali. L'obiettivo è quello di proporre l’approccio della didattica con gli oggetti come metodologia concreta per sviluppare negli alunni e nelle alunne la capacità di pensare storicamente, dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria di secondo grado.
La conferenza è aperta alle/agli insegnanti di tutti gli ordini e gradi di scuola, alle/agli esperte/i, alle ricercatrici e ai ricercatori di storia e alle/agli cittadine/i, è gratuita e rappresenta come l'inizio di un percorso di formazione e aggiornamento normativo e didattico che prevede ulteriori momenti di incontro nella prima parte dell'anno scolastico.
La proposta formativa si configura come corso di formazione e aggiornamento ai sensi della direttiva 170/2016, valido per l’assolvimento dell’obbligo di formazione professionale dei docenti. Il corso è caricato sulla piattaforma S.O.F.I.A. con il codice ID 105080. E' previsto il rilascio di un attestato di partecipazione al raggiungimento di un monte ore minimo di formazione di 18 ore (su 25 ore complessive di formazione).
INFORMAZIONI SUL PERCORSO FORMATIVO
Per seguire l’intero percorso di 25 ore, si devono selezionare 3 laboratori, uno da seguire il venerdì 4 settembre al pomeriggio e due il sabato 5 settembre al mattino. Ogni laboratorio ha la durata di un’ora e mezza di formazione e comporta due ore di sperimentazione in classe. È possibile seguire a distanza le sessioni plenarie, optando per l’opportuno biglietto, mentre la frequenza ai laboratori richiede la presenza presso il Complesso Aldo Moro a Torino.
Il CIDI Torino propone agli insegnanti il Laboratorio 5 “La bicicletta, le donne, la Resistenza”.
LABORATORIO 5
"La bicicletta, le donne, la Resistenza"
a cura del Gruppo di storia del CIDI Torino
SEGNA IN AGENDA: Venerdì 4 settembre, ore 17.30-19.00 e sabato 5 settembre, ore 9.00-12.30
(durata del laboratorio1h e 30’ a scelta nelle due date proposte)
SEDE: Complesso Aldo Moro, Torino
Tutor Caterina Amadio, Carmela Fortugno, Luisa Girardi
DESTINATARI:
docenti della scuola primaria e secondaria di primo grado
Il murale "Niguarda antifascista" a Milano che ritrae le due figure femminili di Gina Galeotti Bianchi “Lia”, e Stella Vecchio, le partigiane che il 24 aprile 1945, mentre portavano in bicicletta l’ordine di insurrezione agli operai delle vicine fabbriche, furono colpite dai proiettili dei nazisti in fuga. Lia fu uccisa da un colpo all’età di 31 anni, incinta di 5 mesi, mentre Stella riuscì a portare il comunicato alle officine e dare inizio così alle prime giornate di Liberazione nazifascista del nord Italia. (IMMAGINE TRATTA DALLA RETE)
LA RESISTENZA ATTRAVERSO GLI OGGETTI
La didattica della storia condotta attraverso l'uso degli oggetti del passato, più o meno recente, vanta una tradizione di lungo corso e permette di indagare la storia materiale e sociale meglio di altri tipi di fonti storiche, senza trascurare aspetti legati alla conoscenza della storia politica che fa da contesto all'utilizzo dell'oggetto su cui è condotta l’indagine.
L'insegnamento della storia attraverso l'utilizzo didattico prevalente delle fonti storiche costituisce un tratto essenziale e imprescindibile dei nostri laboratori mettendo in atto operazioni di ricerca tratte dalla metodologia di analisi critica propria della disciplina storica. In particolare l'utilizzo degli oggetti introduce la classe al mondo delle ipotesi e delle riflessioni sulla natura profonda della cultura e della storia, in relazione alle esperienze della quotidianità.
Dal punto di vista della teoria dell'apprendimento la didattica dell'oggetto implica un apprendimento per scoperta puntando sullo stimolo della curiosità, su domande che possono essere fatte a partire dall'osservare e/o dal toccare un oggetto del passato. Questo approccio che prevede il ricorso a fonti materiali risulta utile didatticamente in tutte le fasi evolutive dell'allievo/a.
Nel corso del laboratorio che proponiamo analizzeremo gli aspetti problematici di questo approccio metodologico in relazioni alle Indicazioni nazionali 2025 per l'insegnamento della storia e valuteremo insieme come poter portare in classe un laboratorio di questo tipo.
Da anni il nostro gruppo di studio e ricerca di storia organizza un Laboratorio permanente "Diritti, Resistenza, Costituzione" che è insieme un percorso di studio e di progettazione e sperimentazione nelle classi di laboratori di storia, nel primo e secondo ciclo di istruzione, per conoscere la storia della Resistenza e dare significato alla festa del 25 aprile.
In particolare, in questo anno di celebrazioni degli ottant'anni della Repubblica e del primo voto alle donne italiane, abbiamo ritenuto utile studiare un percorso didattico/laboratorio che potesse riguardare un oggetto, la bicicletta, che, alla luce delle numerose testimonianze delle partigiane, è diventato iconico per raccontare la Resistenza delle donne, una lotta che esse hanno combattuto in gran parte andando in bicicletta con compiti di collegamento nei territori occupati dai nazifascisti. Questo contributo è valso loro la conquista del diritto di voto e una maturità politica diffusa che le portò a intraprendere negli anni successivi nuove battaglie per l'emancipazione e i diritti.
A partire dall'oggetto "bicicletta", ancora oggi utilizzata dai nostri bambini e bambine, ragazze e ragazzi, analizzando le sue caratteristiche e la sua diffusione nella società italiana della prima metà del Novecento (la bicicletta si inforca per andare a lavorare, magari lontano da casa, creando nuovi spazi di autonomia e indipendenza), indagheremo le attività, i compiti, le funzioni, le responsabilità delle donne nel periodo della Resistenza. Questa indagine sarà supportata dall'interrogazione di diverse tipologie di fonti, dirette e indirette, attraverso i racconti e le biografie delle partigiane e gli studi storiografici.
L'obiettivo è quello di fare emergere come sfruttando le potenzialità di questo mezzo di trasporto e anche la sua funzione sociale, sia aumentata l'efficacia della lotta partigiana soprattutto per le donne che si sono ritagliate uno spazio loro proprio di movimento con responsabilità precise, nel ruolo di "staffetta" (che non fu solo proprio delle donne, ma fu principalmente assunto dalle donne). Emergerà un quadro d'insieme della Resistenza dal punto di vista delle donne che riteniamo possa essere utile presentare in classe per conoscere in modo approfondito anche questo aspetto della guerra di Liberazione, a lungo "taciuto" dalle stesse partigiane.
Come racconta Ada Prospero Marchesini Gobetti, moglie di Piero Gobetti e tra le fondatrici dei Gruppi di difesa della donna, organismo attivo riconosciuto dal C.L.N., così si configura il contributo delle donne:
"[...] nella Resistenza la donna fu presente ovunque: sul campo di battaglia come sul luogo di lavoro, nel chiuso della prigione come nella piazza o nell’intimità della casa. Non vi fu attività, lotta, organizzazione, collaborazione a cui ella non partecipasse: come una spola in continuo movimento costruiva e teneva insieme, muovendo instancabile il tessuto sotterraneo della guerra partigiana” (Diario partigiano, Torino, Einaudi, 1956).
A questo proposito annota la storica Anna Bravo: “le giovani partigiane sono preziose, hanno il talento dell’iniziativa, padroneggiano il territorio, sanno mimetizzarsi e vestirsi, passano (si spera, passino) più facilmente ai posti di blocco”.
Ancora Ada Prospero Marchesini Gobetti precisa quali furono alcuni compiti peculiari di questa partecipazione alla Resistenza che per le donne aprì alla consapevolezza politica e che li mise di fronte al pericolo al pari degli uomini:
"[...] Quando il soldato fuggiasco dopo l'8 settembre, bussò alla sua porta, la donna non ebbe un attimo di esitazione: lo nutrì, lo rivestì, lo nascose. E non solo per un impeto di momentanea, femminea pietà, istintivamente, spontaneamente, aveva fatto la sua scelta; e sulla strada intrapresa quel giorno, continuò perseverante, senza tentennamenti, sino alla fine. [...] Alcune più audaci, s'offrirono di portare un messaggio a una formazione in pericolo; e così bene assolsero al loro compito, che presto divenne un'abitudine normale. Furon le donne, le valligiane, ad affrontare quotidianamente i blocchi, portando nella gerla, sotto il fascio d'erba o il fastello di legna, ogni sorta di cose, a volte addirittura pezzi d'una mitragliatrice smontata.
Le donne han visto che sapevano fare, non peggio degli altri uomini, molte cose a cui la tradizione le diceva negate, come maneggiare un'arma o conservare un segreto [...]. Onnipresenti, erano pressochè invisibili." (da "Le donne piemontesi nella Resistenza")
Durante la Seconda guerra mondiale le biciclette venivano di frequente sequestrate in massa sia dal regime fascista sia dalle forze di occupazione naziste, per limitare le possibilità di spostamento della cittadinanza. Negli anni 1943-1945 queste misure di controllo si inasprirono: la bicicletta veniva percepita come uno strumento di supporto logistico alla Resistenza. Anche questo aspetto verrà indagato nel corso del laboratorio.
IL LABORATORIO
Durante il laboratorio le/i docenti, con il supporto delle tutor, potranno prendere visione delle fonti storiche selezionate in un "archivio simulato", cominciare a confrontarsi con esse interrogandole e poi, suddivisi in gruppi tematici, avviare la fase di redazione della progettazione didattica del laboratorio per la propria classe, condividendo alla fine i dubbi, le difficoltà, i problemi emersi, ma anche i punti di forza del laboratorio.
Per chi vorrà sperimentare in classe, sono previsti uno o due incontri successivi nei mesi autunnali, online, in data da concordare.
Vi invitiamo a iscrivervi numerose/i al Laboratorio 5. Per qualsiasi ulteriore richiesta, vi invitiamo a scriverci al seguente indirizzo: unastoriabeninsegnata@gmail.com.
Caterina Amadio
Carmela Fortugno
Luisa Girardi


