LA VIA MAESTRA...la scuola come via maestra per la Costituzione

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"L’emancipazione culturale di tutti e di ciascuno, in un orizzonte di emancipazione sociale, è il mandato politico che la Costituzione italiana affida alla scuola."

(Dal Manifesto del CIDI Torino "Partire dal senso della scuola")

DIARIO DELLA GIORNATA

Il CIDI è stato tra i promotori della manifestazione nazionale del 7 ottobre a Roma indetta dalla CGIL e da altre associazioni "LA VIA MAESTRA. Insieme per la Costituzione", a difesa della Costituzione, della Scuola, del Lavoro e contro l'autonomia differenziata. Tra le migliaia di lavoratori presenti ha sfilato anche una rappresentanza del CIDI Torino.

Fabiana Fabiani così racconta la giornata.

7 ottobre 2023

Mi sono interrogata sulle motivazioni della mia partecipazione alla manifestazione indetta dalla CGIL e intitolata “La via maestra”, dove la via maestra è la Costituzione e la consapevolezza da parte di tutte e tutti di essere portatrici e portatori di diritti. Certo, condivido le motivazioni esplicitate nel documento che CGIL ha condiviso con società civile e rappresentanze istituzionali, ovvero i diritti di cui l’intera popolazione è portatrice a diversi livelli e con sfumature differenti. Nel mese di settembre, la CGIL ha indetto una consultazione nei luoghi di lavoro e sui territori per condividere e comprendere pienamente il senso e i contenuti della manifestazione.

Questo spiega un aspetto dell’adesione; ne è presente un’altra, più profonda, una motivazione personale ed è il senso di appartenenza provato nei confronti di una comunità che condivide idee,  che fornisce una lettura dei fenomeni del mondo e mette in campo pratiche per modificare i processi con il fine di realizzare i diritti di tutte e tutti, di ciascuna e ciascuno. E, tutto ciò, confrontandosi con difficoltà di comunicazione e con le negoziazioni necessarie. È, in fondo, come dirà Maurizio Landini nel suo intervento, la necessità della solidarietà, come collante per tenere insieme generazioni diverse, gruppi sociali diversi, bisogni diversi, differenze individuali. È la messa in pratica del terzo elemento della Rivoluzione francese, la “fraternitè”, non sempre compresa ed esperita e che, invece, nel sindacato confederale assume concretezza e voce.

Scelgo, quindi, di partecipare al corteo che parte da Piazzale del Partigiani, perché per Roma è un luogo simbolico. 

Il 9 settembre del 1943, infatti, il re e il governo Badoglio fuggono e abbandonano Roma. La mattina del 10 settembre una parte dei battaglioni dell’esercito presenti a Roma, si riunisce intorno a Porta San Paolo dove sono già presenti gruppi di civili, giunti spontaneamente oppure organizzati dai partiti antifascisti, che nel frattempo avevano ripreso apertamente l’attività politica. I civili sono armati in modo alquanto provvisorio e insieme ai militari innalzano barricate utilizzando le vetture dei tram e combattono fianco a fianco. Le truppe tedesche, comandate dal generale Kesserling, sono superiori e nel pomeriggio hanno la meglio, sfondano le linee di difesa ed entrano a Roma.  Nella battaglia di Porta San Paolo sono morti quattrocento civili tra cui quarantatré donne. Questo accadeva a Roma, mentre, in quegli stessi giorni, a Cuneo Duccio Galimberti e Livio Bianco, partivano con i loro compagni per la montagna: i primi gesti concreti per organizzare la Resistenza al nazifascismo.

Luogo simbolico, ho scritto, e chissà che sia anche di buon auspicio, in questa fase alquanto cupa della storia della Repubblica!

Il corteo di Piazzale dei Partigiani è costituito dalle lavoratrici e lavoratori della Funzione Pubblica, coloro che si occupano dei servizi, tutti i servizi, compresa la sanità che nel documento NADEF, appena licenziato dal governo, subirà un taglio di spesa entro il 2026 dal 6,7% al 6,1% del PIL. 

L’OMS ritiene che per avere un livello accettabile di sanità, ogni paese deve investire almeno il 7% del PIL: con queste scelte l’Italia si allontanerà vieppiù da quella condizione. Inoltre, questi tagli rappresentano un colpo mortale per il SSN, istituito dalla 833/1978 sui principi di universalità, uguaglianza, equità e proposto e sostenuto dalla ministra Tina Anselmi, la prima donna a ricoprire il ruolo di ministro nel nostro Paese. 

La fondazione Gimbe, che si occupa di salute e sanità, così commenta le scelte del governo in merito. “È del tutto evidente che l’irrisorio aumento della spesa sanitaria di € 4.238 milioni (+1,1%) nel triennio 2024-2026 non basterà a coprire nemmeno l’aumento dei prezzi, sia per l’erosione dovuta all’inflazione, sia perché l’indice dei prezzi del settore sanitario è superiore all’indice generale di quelli al consumo.”

 Parte il corteo

Si parte con 45 minuti di anticipo, perché il tratto tra Piazzale dei Partigiani e Porta San Paolo è stracolmo, mentre la fermata del metrò Piramide e la stazione ferroviaria Ostiense continuano a restituire donne e uomini, ragazze e ragazzi, bandiere e striscioni, bottiglie di acqua e magliette rosse.

Intravedo alcuni deputati del Partito Democratico: Susanna Camusso, Andrea Orlando, Arturo Scotto. Dai giornali del giorno dopo apprendo che ha manifestato anche Elly Schlein, la segretaria nazionale del PD.

Il caldo è insopportabile: non è più l’ottobrata romana che conoscevo; è il caldo afoso e appiccicoso dell’anticiclone africano, una distorsione del clima, determinata dal modello di sviluppo centrato sull’uso di energie fossili e correlata produzione di CO2. Landini nel suo intervento, sottolineerà la questione climatica come il vero problema da affrontare: la solidarietà nei confronti delle giovani generazioni si deve concretizzare in vere azioni che aggrediscano e modifichino radicalmente lo sviluppo così come si sta realizzando ancora e, aggiunge, il sindacato vuole essere protagonista di questo cambiamento.

Cammino su viale Aventino e so che c’è un punto in cui gli occhi possono vedere in avanti fino al Colosseo e dietro le spalle fino a Porta San Paolo: controllo avanti e dietro e, fin dove arriva la vista, si snoda il corteo, compatto e denso.

Si arriva in piazza San Giovanni prima del previsto e anche gli interventi dei relatori sono anticipati: gli organizzatori e della manifestazione sono contenti, il numero dei partecipanti supera le aspettative. Erano previsti 100.000 partecipanti, si è però consapevoli che sono molti di più. Il sindacato parlerà di 200.000 partecipanti, la questura ridurrà il numero a 30.000.

 Piazza San Giovanni

Per chi conosce piazza San Giovanni, sa perfettamente che per riempirla servono grandi numeri, 30.000 persone fanno…un baffo alla piazza del concerto del Primo Maggio!

Del resto, accade che il segretario Landini inizierà a parlare, mentre le code dei due cortei non sono ancora entrate in piazza e una parte non riuscirà ad arrivare per tempo.

Sono tante le delegazioni di lavoratrici e lavoratori, rappresentanti delle associazioni, del mondo studentesco, reti sociali, amministrazioni comunali, delegazioni delle zone alluvionate: un crogiolo di linguaggi, aspettative, bisogni che si intrecciano e che trovano finalmente ascolto e visibilità.

Gli interventi dal palco si susseguono e ciascuna relatrice e ciascun relatore porta il proprio pezzetto di mondo: la necessità di perseguire la pace, la questione del cambiamento climatico e le migrazioni che siccità e guerre producono; la sicurezza sui luoghi di lavoro; la violenza nei confronti delle donne; la necessità di affrontare le povertà vecchie e nuove; l’opposizione forte chiara al progetto di autonomia differenziata del governo.

In merito al tema della dignità delle persone, riporto le parole di Gustavo Zagrebelsky e di Don Ciotti, a mio avviso particolarmente efficaci.  Zagrebelsky afferma: “Le ingiustizie e le tensioni non si governano indefinitamente con bonus, favori, sussidi, sconti, condoni, slogan, diversivi e propaganda per tacitare, ora qua e ora là, il malessere di questa o quella categoria quando minaccia di esplodere. Sono sedativi, insufficienti a governare. Occorrono politiche, non sedativi. Queste pratiche, oltre a denotare impotenza, alla lunga spengono le energie e riducono i cittadini in postulanti di favori, di vantaggi, di regalie o di mance". E Don Ciotti sottolinea ancora: “Io sto da una parte sola, dei diritti, della libertà, della dignità delle persone”. Una “parte” che è disposta a collaborare per le scelte politiche e democratiche, ma quelle giuste, “mentre diversamente dobbiamo essere una spina propositiva al fianco di chi non fa ciò che è giusto”.  

Quando Landini interviene ha la voce incrinata dall’emozione e snocciola le questioni da affrontare una alla volta. 

Uno dei primi punti affrontati è la consapevolezza che: “Ora è il momento di uscire dalla rassegnazione, dall’idea che le cose non si possono cambiare, lo si può e deve fare nel segno della via maestra della Costituzione, figlia delle culture democratiche di questo paese, quella cattolica, socialista, comunista e di giustizia e libertà che insieme hanno costruito la democrazia, sconfiggendo fascismo e nazismo”. E aggiunge: “Non pensiamo di avere solo diritti, ma anche doveri”.

Netta è la condanna nei confronti di Hamas, che poche ore prima ha attaccato a sorpresa Israele, così come nei confronti della guerra in Ucraina.

Oltre alle questioni inerenti il mondo del lavoro, desidero sottolineare il passaggio che Landini ha dedicato alla violenza sulle donne. "Non è un problema delle donne, è un problema della cultura di noi uomini: dobbiamo avere l'umiltà di capire ed essere disponibili a cambiare" ha affermato e ha aggiunto che purtroppo "la cultura della guerra genera violenza nei confronti delle donne, dei giovani e, più in generale, nei rapporti tra le persone”.

Quando termina l’intervento di Landini, inizia la …contromanifestazione! Si ritorna ai pullman, ai treni, ai mezzi di trasporto e ogni gruppo di manifestanti propone le proprie parole. Tre parole, però, unificano tutte e tutti: sono le parole “Ora e sempre Resistenza”, che Pietro Calamandrei compose in Lapide ad ignominia contro il generale Kesserling, quello che comandò le truppe naziste a Porta San Paolo.

Fabiana Fabiani

 

Per approfondire, per riflettere...

Dalle origini, come associazione antifascista espressione della scuola, una delle istituzioni della Repubbica, ci siamo riconosciuti e abbiamo cercato di realizzare l'art. 3 della Costituzione, per il diritto all'istruzione di tutti e di ciascuno, in ogni scuola del paese. Ancora riteniamo sia necessario difendere i diritti e i valori della carta costituzionale, riconoscendoli e praticandoli.

Locandina

Manifesto dell'iniziativa

Articolo "La carta da difendere" di Gustavo Zagrebelsky, Repubblica, 4 ottobre 2023.

Le registrazioni video degli interventi dal palco sono disponibili sul sito Collettiva della CGIL.

Degli interventi che si sono susseguiti dal palco vogliamo riprendere un passaggio del discorso del segretario della CGIL Maurizio Landini. Egli ha ricordato le iniziative intraprese dal sindacato nei territori più disagiati affinchè nessuno dei lavoratori ancora senza diritti a causa di forme contrattuali che non li riconoscono loro, non siano e si sentano soli. Come insegnanti non possiamo non pensare a ciò che avviene a scuola, a quanto questo abbia valore, il far sì che nessuno tra i nostri allievi si senta solo nel suo percorso di istruzione, un percorso di emancipazione attraverso i saperi. A quanto, il fare esperienza della solidarietà nella scuola, possa costruire, nel futuro, cittadinanza!

 

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