PERCHÉ VOGLIAMO CAMBIARE QUESTA SCUOLA?

“Per poter cambiare la scuola occorre per prima cosa un esercizio di pensiero” (Riccardo Massa)

ESERCIZI DI PENSIERO/2026-21

PERCHÉ VOGLIAMO CAMBIARE QUESTA SCUOLA?

 

Perché vogliamo cambiare questa Italia?

Questa è la domanda da cui partire. Dare una risposta chiara a questa domanda è fondamentale. Per l’opinione pubblica è ovvio che i partiti di opposizione che si candidano a governare mettano in risalto tutto quel che non funziona; proprio per questo una lista di difetti da correggere non basta, altrimenti (giustamente) passa inosservata perché fa parte del “teatrino della politica”.

Il tempo dell’economia come materia bipartisan di cui non si danno alternative ma solo aggiustamenti al margine, quasi si trattasse della costituzione, è finito, e non certo per colpa della sinistra democratica, la quale anzi, ovunque, vi ha creduto fin troppo a lungo, pagando costi politici quasi letali. Il programma deve tracciare una linea di demarcazione chiara e netta.

Qui viene in primo piano “la visione” di cui tutti lamentano la mancanza. Per dare forza e impatto politico a una denuncia dei mali del Paese occorre avere una visione di come vorremmo che il Paese fosse. [1]

 

Provo a trasferire il ragionamento di Roberto Tamborini alla scuola.

Una agenda di politica scolastica che possa orientare il cambiamento delle scuole e il lavoro quotidiano di ogni insegnante, deve partire dalla stessa domanda: perché vogliamo cambiare? Dove vogliamo andare? Poi seguiranno azioni politiche coerenti e mirate. Funziona anche per la scuola.

Non basta rilevare i guasti in atto; è necessario tracciare una linea di demarcazione chiara e netta, porre in primo piano la visione della scuola che vogliamo costruire, collegarla a quale Paese vogliamo.

È prioritario superare radicalmente l’indirizzo che determina l’attuale politica sulla scuola.

Negli ultimi decenni, in modo sempre più stringente, si è promosso della scuola il ruolo di funzionalità al mercato del lavoro gerarchizzando i percorsi e dosando la formazione culturale sulla base del futuro mestiere o professione.

È stata invertita la tendenza che dagli anni sessanta puntava ad estendere il mandato costituzionale alla scuola dell’adolescenza: rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’eguaglianza dei cittadini per sostenere il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Significa costruire la scuola degli adolescenti come prosecuzione della scuola dei bambini, conquista del novecento dopo il lungo processo avviato nella modernità con Comenio.

I bambini e le bambine liberati dal lavoro possono trovare nella scuola il tempo più importante della loro vita da rendere meraviglioso; tempo e luogo di esperienza di umanizzazione attraverso la cultura. Grandi pensatori del novecento (Montessori, Piaget, Dewey, Vygotskij, Freinet, Bruner…) hanno contribuito alla sua costruzione definendone gli elementi portanti, grandi maestre e maestri l’hanno realizzata (e continuano a realizzarla) quotidianamente.

Cos’è la scuola delle bambine e dei bambini da difendere e da continuare a sviluppare?

È innanzitutto la scuola che riconosce nei bambini persone pensanti e in grado di essere padroni consapevoli del loro percorso di apprendimento. Non adulti (ignoranti) in miniatura, ma persone con potenzialità uniche di cui si riconosce e si valorizza il desiderio di imparare.

Significa che l’incontro con la cultura degli adulti non annulla la loro cultura, come riconosce Franco Lorenzoni: “Tra le tante culture che ci sono al mondo, esiste anche la cultura infantile. Una cultura per sua natura provvisoria, perché riguarda il nostro incontrare e pensare il mondo nei primi anni, ma che in qualche modo sopravvive in parti profonde di noi tutta la vita. È una cultura preziosa, perché vicina all’origine delle cose e capace di continuo stupore”[2]

La scuola delle bambine e dei bambini rappresenta la più importante esperienza sociale di umanizzazione culturale.  Il fare scuola entra nella vita quotidiana dei soggetti e la accompagna nell’attualità del mondo. La vita quotidiana dei soggetti e l’attualità del mondo vivono a scuola come luogo di ricomposizione; senza chiedere a cosa serve: serve a crescere come persone umane a cui riconoscere dignità.

Allora, cosa significa costruire la scuola delle/degli adolescenti?(1 continua)

Domenico Chiesa

(16 ottobre 2026)

 

[1] Roberto Tamborini, Il problema della sinistra con l’economia in Appunti di Stefano Feltri,27 settembre 2026

[2] Franco Lorenzoni, I bambini pensano grande, Sellerio, Palermo, 2014 pag. 201-202