TULLIO DE MAURO E LA SFIDA DEMOCRATICA. LA SCUOLA DELL'UGUAGLIANZA: documentazione e riflessioni sul convegno nazionale

+

Il giorno 8 maggio ’26 si è svolto presso la sala Zuccari del Senato della Repubblica il Convegno “Tullio De Mauro e la sfida democratica. La scuola dell’uguaglianza”, proposto dalla senatrice Cecilia D’Elia e co-organizzato con il CIDI nazionale.

Sono emersi diversi  temi durante il convegno relativi alla figura di Tullio De Mauro, temi posti e analizzati dai diversi relatori secondo il punto di vista specifico e inerenti il ruolo rivestito da ciascuna e ciascuno di essi. 

 

 In primo luogo è stato riconosciuto il ruolo culturale e soprattutto politico che ha occupato De Mauro nel suo impegno nei confronti della scuola, individuata come il luogo privilegiato in cui è possibile dare sostanza all’articolo 3 della Costituzione, che al comma 2 recita: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Nei diversi interventi è stato ricordato che tale comma, di fatto, impegna  lo Stato a sviluppare percorsi di educazione alla cittadinanza per ciascuna bambina e a ciascun bambino, garantendo loro, attraverso il diritto allo studio, la possibilità di riconoscere le proprie potenzialità e maturare competenze per una crescita personale e sociale.

(foto tratta da internet)

Queste idee e questa posizione sostenute da De Mauro, lo hanno reso oggetto di attacchi molto pesanti, in questi anni di revanscismo, da parte del governo della destra rispetto alla scuola, come affermato dalla senatrice D’Elia e dalla presidente del Cidi, Valentina Chinnici.  Attacchi, il cui scopo è demolire la figura dell’intellettuale e del politico, attribuendo alla visione politica di De Mauro le responsabilità delle difficoltà con cui la scuola si misura da tempo, quando non riesce a fornire a ciascuna allieva e ciascun allievo quel  diritto allo studio sancito dalla Costituzione.

Tuttavia, De Mauro, ricorda Chinnici, ha colto da sempre il ruolo e l’importanza dell’associazionismo, come luogo in cui gli insegnanti si ritrovano per mettere a confronto i problemi e ricercare possibili soluzioni, ragionando e riflettendo insieme sulla complessità, paradigma culturale e storico che connota il contesto sociale attuale e riconoscendo al CIDI quel ruolo di “collegamento e cucitura” di cui la scuola aveva necessità. Il paradigma della complessità cui fa riferimento De Mauro in diverse pubblicazioni, sottolinea Chinnici, è stato espunto dalle Indicazioni nazionali licenziate dalle commissioni istituite dell’attuale ministro, in una sorta, quasi, di damnatio memoriae, dell’intellettuale e del professore che ha imprintato la scuola della Repubblica democratica con la sua visione aperta e inclusiva.

(foto tratta da internet)

Infatti, un altro fil rouge del ragionamento del convegno è stato rappresentato da quell’aggettivo “democratica” con cui De Mauro ha definito a suo tempo l’educazione linguistica. Le Dieci tesi per l’educazione linguistica democratica sono state presentate nel 1975 e il termine “democratica” è stato fortemente voluto da De Mauro, in quanto “l’educazione linguistica non è di per sé democratica”, ricorda Silvana Ferreri, dell’Università della Tuscia (e moglie di De Mauro): parlare di educazione linguistica, non significa di per sé assumere una postura democratica nell’insegnamento e nei percorsi scolastici. Aggiunge che la vita democratica ha bisogno di democrazia, a partire dal contesto scolastico e solo questa condizione  garantisce l’attuazione vera del principio dell’uguaglianza, affermato nel primo comma dell’articolo 3 della Costituzione. 

L’importanza dell’agire la democrazia fin dai primi anni di vita in contesti sociali plurali è il punto di vista di Vanessa Roghi, storica e studiosa della scuola. È  fondamentale praticare la democrazia, sostiene Roghi, e realizzare un vero e proprio tirocinio per tutte e tutti, sostanziando in questo modo la pedagogia di John Dewey e l’esperienza delle scuole attive, esperienze che  confluiscono nel Movimento di cooperazione educativa, dando vita a riflessioni e percorsi da parte di insegnanti visionari, come Mario Lodi e Bruno Ciari. 

De Mauro, ha aggiunto Roghi, attraverso i suoi studi e la sua azione politica, ha contribuito all’attuazione di una scuola democratica, orientata al “superamento degli ostacoli” e alla promozione della persona, aspetti presenti nel testo costituzionale,  perché  proposti e sostenuti da Lelio Basso, durante i lavori dell’Assemblea Costituente. Per la partecipazione alla vita democratica l’ostacolo principale da rimuovere è rappresentato da quello linguistico: chi non possiede la lingua non è cittadino sovrano. Secondo De Mauro, prosegue Roghi, don Milani nel secondo dopoguerra ha messo in evidenza la segregazione linguistica di alcune fasce della popolazione e individua nello studio della grammatica della tradizione dell’insegnamento linguistico l’aspetto che determina l’appartenenza a un ceto sociale o all’altro. Un aspetto che era già stato evidenziato da Gianni Rodari in molte sue opere e riflessioni e che De Mauro evidenzia nelle recensioni alle stesse opere di Rodari.

Il tema della lingua e dell’educazione linguistica è stato il terzo elemento di riflessione del convegno, ovvero il ruolo che De Mauro e l’educazione linguistica democratica hanno giocato nella scuola e nella vita del Paese. Si è trattato dell’aspetto trasversale che ha accompagnato le diverse riflessioni: Mario Ambel, insegnante del CIDI di Torino che ha partecipato in diverse occasioni alle commissioni ministeriali di lavoro per la predisposizione dei curricoli di lingua, nonché direttore a lungo di Insegnare, la rivista del Cidi, ha sottolineato l’impegno di De Mauro nella stesura delle Dieci tesi e dell’importanza delle varietà linguistiche presenti nel Paese, che negli anni ’70 si configuravano nei dialetti, aspetto questo evidenziato nel suo intervento di apertura dalla senatrice D’Elia, a cui aggiunge le lingue di nuovo insediamento, appartenenti ai diversi gruppi di migranti presenti sul territorio italiano. 

Fondamentale, afferma Ambel,  è per ciascuna e ciascuno praticare tutti gli usi e le possibilità della lingua e delle tecnologie, che oggi segnano il presente, un coacervo di possibilità da cui prendono origine società  plurilingue. Questo, allora, è lo scopo della scuola: l’accettazione delle varietà delle lingue e l’assunzione del plurilinguismo, come elemento per la partecipazione alla vita collettiva.

La lingua, secondo l’Onorevole Gianni Cuperlo, rappresenta l’unità del Paese dal punto di vista orizzontale ed è durante il Risorgimento che la questione si pone e viene affrontata dall’Unità in poi. Sarà, invece, la  Resistenza che risolve l’identità verticale del Paese, attraverso il  patto repubblicano e il compromesso costituzionale, un momento di elaborazione politica e culturale molto alto, poiché in quel contesto le culture fondanti di questi processi storici si riconoscono e convergono sul testo costituzionale, seppure attraverso discussioni e approfondimenti accesi. 

Purtroppo, lamenta Cuperlo,  con la caduta della Prima Repubblica, la politica ha assunto la comunicazione a discapito dello studio e di una lingua orientata a evolvere il pensiero. La politica usa la stessa lingua parlata nell’uso quotidiano e, sovente, esaspera l’enfasi a discapito del linguaggio, generando un impoverimento generale dell’elaborazione politica. 

Albertina Soliani, sottosegretaria all’istruzione i ministeri di Berlinguer e De Mauro, nonché già senatrice della Repubblica, riconosce come il  “partito della scuola”, di cui parlava De Mauro, è quel  partito trasversale che ha connesso la scuola alla cultura politica. In questi  80 anni  di  Costituzione, scuola e politica si sono nutrite attraverso quelle radici costituzionali che mettono al centro la cittadina e il cittadino. Probabilmente la tempesta del mondo di oggi sta portando tutti i soggetti che hanno a cuore la democrazia a porre attenzione a quelle radici e a preservarle. 

L’esperienza dell’Ulivo, negli anni del governo di centro sinistra, è stata la prima e reale esperienza in cui i cittadini, attraverso il lavoro politico dei comitati territoriali, hanno avuto modo di partecipare alla vita politica e di essere protagonisti. Il partito della scuola, ovvero quel coacervo nato da associazioni degli insegnanti, dei genitori, delle studentesse e degli studenti e dai sindacati, ha avuto modo di indirizzare l’azione del governo attraverso un rapporto di confronto e sostegno costanti. Si trattava, aggiunge Soliani, di un’azione riformista politica che affrontava nodi nuovi, come il riordino dei cicli e del mondo del lavoro e soprattutto il tema dell’autonomia. In quel contesto storico veniva valorizzata la capacità creativa dei diversi soggetti appartenenti al partito della scuola e l’incrocio con l’azione di governo ha permesso una stagione di cambiamenti profondi nella scuola e nella società, prima della restaurazione da parte dei governi di destra.

Il pensiero e l’azione di De Mauro hanno consegnato alla politica una potente sfida di cambiamento del mondo e di dinamiche che non rappresentano più le giovani generazioni globali.

Un elemento a cui prestare profonda attenzione, secondo Mirta Michilli, presidente della Fondazione Mondo Digitale, fondazione di cui De Mauro è stato primo presidente, è la cultura digitale, un aspetto che si è sviluppato sempre più nel tempo e alla necessità di garantire il diritto all’accesso a tale forma di cultura, attraverso interventi mirati su un progetto educativo democratico. Ciò comporta un lavoro a scuola e, contestualmente, attività con soggetti plurali, per colmare divari personali e territoriali. 

Questa è un’azione prettamente politica, fondamentale per l’affermazione della democrazia come uguaglianza per tutte e tutti. Non ultimo, bisogna affrontare il nodo dell’IA, da considerare come opportunità per la sua invasività e la velocità con cui si è diffusa nei contesti lavorativi e a scuola può rappresentare una risorsa. 

 

Fabiana Fabiani

(26 maggio 2026)

 

PER APPROFONDIRE

E' possibile prendere visione della videoregistrazione del Convegno nazione “Tullio De Mauro e la sfida democratica. La scuola dell’uguaglianza” sul canale YouTube del CIDI nazionale.

Sulle Dieci tesi per l'educazione linguistica democratica, invitiamo alla lettura del contributo "Torniamo a leggere le Dieci tesi per l'educazione linguistica democratica", pubblicato su questo sito il 23 febbraio 2025, a cura di Carmela Fortugno.