EDUCARE ALLA DIVERSITA' VALORIZZANDO LE DIVERSITA'

“Per poter cambiare la scuola occorre per prima cosa un esercizio di pensiero” (Riccardo Massa)

ESERCIZI DI PENSIERO/2026-13

EDUCARE ALLA DIVERSITÀ VALORIZZANDO LE DIVERSITÀ

 

Il superare il concetto semplificante della scuola come ambiente protetto dalle differenze e in grado di utilizzare un unico modello di adulto colto significa pensare alla scuola come ad un luogo di vita centrato sull’incontro con la cultura, con le culture, tra le culture, luogo in cui gli stessi soggetti sono portatori di cultura e dove la cultura fa parte della vita e della crescita umana.
Solo in un ambiente “non protetto” dalle differenze è possibile attivare al massimo il protagonismo dei soggetti e con questo le potenzialità di apprendimento e di sviluppo cognitivo non separato da quello emozionale, affettivo e della socialità.
Quindi le differenze come elemento in grado di favorire l’apprendimento, come risorsa, ingrediente necessario per la scuola; apprendere attraverso le differenze, apprendere le differenze, la ricchezza delle differenze e dell’essere differenti, per cui l’”essere uguali rimanendo diversi” non è più uno slogan, ma un obiettivo da raggiungere anche attraverso l’intervento formativo della scuola.
La scuola è il laboratorio "naturale" per l'educazione alla diversità.
L'incontro e il confronto con le differenze, l’acquisizione della capacità di "utilizzarle", di "appropriarsene", di sapere dialogare con esse è indubbiamente un esercizio attraverso il quale il ragazzo impara a lasciare la sicurezza statica dell'omogeneità per avventurarsi nella ricchezza delle diversità raggiungendo livelli dinamici e più alti di sicurezza.
Per sottolineare ulteriormente il valore della dimensione sociale dell’apprendimento riprendo un passaggio di Clotilde Pontecorvo relativo alla cosiddetta pedagogia del «contagio», del «contatto» che connota l’apprendimento nella situazione di apprendistato, caratterizzato dal “rubare il mestiere”, dall’imitazione del “maestro” o del compagno che ha “già capito”.
É una forma di apprendimento con grande coinvolgimento cognitivo e alto livello di persistenza che, con troppa sufficienza, è stata rifiutata dalla scuola rilegandola all’apprendimento di abilità con basso contenuto conoscitivo o di competenze esperte.
La “lezione” che è possibile trarre dall’apprendistato (si parla di costruire forme di “apprendistato cognitivo”) è legata al potenziamento della possibilità per gli studenti di osservare e ricostruire modelli con i quali si opera, a livello esperto, per svolgere determinati compiti anche di natura concettuale e di esercitarsi per consolidare l’acquisizione delle abilità partendo da una situazione di forte assistenza fino al raggiungimento della piena autonomia.
La situazione di laboratorio, di “bottega artigiana” (in cui formulare domande, ritrovare problemi da risolvere, progettare percorsi di soluzione, costruire prodotti) è importante, forse con l’accortezza di non sostituire rigidità con rigidità (alla lezione-interrogazione il perenne stato di verifica); serve invece garantire esperienza culturale utilizzando strumenti, costruendo situazioni e applicando procedure coerenti.
In sintesi è necessario promuovere la valorizzazione della dimensione collettiva e sociale dell’apprendimento a scuola, percepita e gestita non come limite ma come risorsa pedagogica e laboratorio di democrazia. (2 fine)

Domenico Chiesa
(27 marzo 2026)