ESPERIENZA CONOSCITIVA E CONOSCENZA DISCIPLINARE: CRITICITÀ/1
ESPERIENZA CONOSCITIVA E CONOSCENZA DISCIPLINARE: CRITICITÀ/1
“Per poter cambiare la scuola occorre per prima cosa un esercizio di pensiero” (Riccardo Massa)
ESERCIZI DI PENSIERO/2026-10
ESPERIENZA CONOSCITIVA E CONOSCENZA DISCIPLINARE: CRITICITÀ/1
Tra l'esperienza conoscitiva e la conoscenza disciplinare c'è una sorta di parentela, di legame; però c'è anche un salto non trascurabile in quanto la conoscenza disciplinare ha assunto una forte coerenza formale, è sintatticamente "pulita" all'interno di un linguaggio specifico e strutturato; l'esperienza conoscitiva parte e si muove in un universo ricchissimo di informazioni diversificate e più o meno organizzate, di possibili connessioni casuali o provocate, utilizza e mescola approcci formali diversi e tutto il bagaglio di esperienze precedenti ed è immersa in un mondo di emozioni e di significati: è cioè un ambiente ricchissimo, ma certo non pienamente coerente.
È il salto che va affrontato nell’uso delle discipline a scuola ed è legato alla differenza sostanziale tra la cultura della ricerca e la cultura della scuola: la scuola cerca nelle discipline il dato formativo ma la ricerca non è ordinata da tassonomie di significati formativi; ed è proprio sulla significatività formativa delle discipline che deve operare la cultura della scuola, cogliendo i modelli interni più importanti, tarandoli sulle strutture cognitive degli studenti alle diverse età; senza che tutto ciò significhi trasformare le discipline in oggetti irriconoscibili e caricaturali.
Un secondo livello di problemi è rappresentato dalla dimensione specialistica e settoriale delle discipline; che è in fondo il modo con cui "vivono" e si presentano le discipline a livello della ricerca e della stessa formazione universitaria degli insegnanti; percorsi formativi che rischiano spesso di risultare la semplice sommatoria di tanti "specialismi".
Come è possibile non esserne sommersi e d'altra parte come è possibile espellere tale caratteristica senza snaturare e vanificare la struttura disciplinare?
Certo lo specialismo fine a se stesso non dovrebbe far parte della cultura scolastica (ma è ancora una battaglia da vincere...) però lo specialismo è anche una componente fondamentale della ricerca, una condizione del suo stesso avanzamento; e a questo livello il problema non è facilmente risolvibile con l'aggravante che la riflessione e la ricerca su tale terreno è insufficiente. Tale insufficienza emerge tutte le volte che si avvia un processo di revisione del progetto culturale della scuola, dalla scuola dell'infanzia alla scuola secondaria superiore...
C'è una notazione di Geymonat che può in qualche modo aprire spazi di lavoro; ne propongo un passaggio: «Nello specialismo c'è un abbozzo di visione del mondo o no? io credo che ci sia, ho cercato di mostrare in tutti i miei lavori che la scelta specialistica implica una visione del mondo; lo specialismo deve essere, direi, rivisitato non rinnegato, e qui viene veramente approfondito l'uso della parola "dialettica" che nega e afferma. Lo specialismo viene in un certo senso negato ma anche accettato, per essere il punto di partenza del suo superamento; altrimenti si ha lo specialismo-chiusura che affronta con una visione riduttiva anche questioni in sé inerenti [1]».
É possibile cioè pensare all’utilizzazione degli specialismi, in una logica olografica, come magazzini del sapere da orientare con criteri formativi. (1 continua)
Domenico Chiesa
(6 marzo 2026)
[1] Geymonat Ludovico, Storicità e attualità della cultura scientifica, in “Insegnare”, anno II, n.11-12, novembre 1986.

