ESPERIENZA CONOSCITIVA E CONOSCENZA DISCIPLINARE: CRITICITÀ/2
ESPERIENZA CONOSCITIVA E CONOSCENZA DISCIPLINARE: CRITICITÀ/2
“Per poter cambiare la scuola occorre per prima cosa un esercizio di pensiero” (Riccardo Massa)
ESERCIZI DI PENSIERO/2026-11
ESPERIENZA CONOSCITIVA E CONOSCENZA DISCIPLINARE: CRITICITÀ/2
Un punto di criticità nell’uso formativo delle discipline è rappresentato dalla decontestualizzazione.
I significati nella situazione scolastica possono risultare fuori dal contesto significante, vi è un basso livello di motivazione che spesso è “indiretta”, separata, aggiunta al processo conoscitivo: si crea cioè un’insufficienza di esperienza culturale.
L’incontro con le discipline fa sì che sempre più l’oggetto di studio diventi il materiale simbolico, con il rischio di caduta di significatività, quando il controllo attraverso il significato è fondamentale per la profondità e la persistenza dell’apprendimento; la dimensione sintattica delle discipline è fondamentale nel potenziamento delle abilità cognitive, ma non si può astrarre dal contesto di significati e di senso in cui prende forma.
É un complesso equilibrio che si può raggiungere con l’incremento della qualità dell’esperienza culturale.
Anche a scuola l’apprendimento non può che essere situato; il mito della disciplina formativa a spettro totale non regge: l’apprendimento è fortemente sorretto dal contesto e i meccanismi di transfer sono complessi, non automatici, pensabili forse solo come capacità di trasferire l’apprendimento da un contesto ad un altro contesto.
Anche le abilità trasversali, che indubbiamente sono il più importate obiettivo della scuola, sono raggiungibili solo con l’apporto di tanti interventi situati, collocati nei contesti specifici e vincolati delle diverse discipline.
Si può ulteriormente sottolineare come l’apprendimento a scuola rischia di risultare significativo solo “scolasticamente”, di produrre conoscenze “inerti”, “statiche”, da “repertorio”, in assenza di controllo sul suo inserimento nei modelli d’uso degli studenti, di diventare il «gioco della scuola».
Troppo spesso il “sapere scolastico” e il “senso comune” operano su piani non comunicanti: è fondamentale incrinare la contrapposizione tra sapere scolastico e senso comune per riuscire a far interagire il sapere della scuola con l’esperienza concreta in modo da produrre modifiche significative del senso comune e dei modelli d’uso consolidati.
A scuola deve rendersi possibile far incontrare l'esperienza conoscitiva (rispettando i tempi dell'esperienza conoscitiva) con i "modi di guardare" delle discipline; risulta sempre illuminante e indispensabile il concetto di «intellettualizzare l'esperienza» di Dewey.
Si tratta di costruire a scuola il passaggio dall’operatività di Piaget all’esperienza di Vygotskij.
Ed è su questo punto che, proprio Vygotskij e Bruner, individuando nel rapporto tra sviluppo e apprendimento una dimensione storico-culturale-sociale, giungono, come comune conclusione, alla forte valorizzazione della scuola e della forma di apprendimento che essa è in grado di promuovere.(2 fine)
Domenico Chiesa
(13 marzo 2026)

