L’APPRENDIMENTO SCOLASTICO SI SVOLGE IN SITUAZIONE COLLETTIVA E SOCIALE

“Per poter cambiare la scuola occorre per prima cosa un esercizio di pensiero” (Riccardo Massa)

ESERCIZI DI PENSIERO/2026-12

L’APPRENDIMENTO SCOLASTICO SI SVOLGE IN SITUAZIONE COLLETTIVA E SOCIALE

 

C’è da chiedersi quanto venga realmente utilizzato delle potenzialità della situazione collettiva e sociale in cui si svolge l’apprendimento scolastico.
Troppo spesso viene addirittura valutata come un dato negativo, da contenere.
Spesso puntiamo solo a curare il nostro rapporto con gli studenti percepiti come somma di singoli e troppo poco sollecitiamo la costruzione di un clima di apprendimento condiviso nei significati e nelle procedure. In una logica di emancipazione di ciascuno attraverso un percorso di emancipazione sociale.
Nella dimensione collettiva e sociale vanno invece valorizzate la ricchezza della circolazione del pensiero e la valenza multidirezionale della comunicazione: insegnante-insegnante/i, insegnante-studente/i (e viceversa), studente/studente/i.
Per altro verso l’insofferenza verso la dimensione sovraindividuale mette in evidenza le difficoltà con le quali la scuola affronta le “differenze”; la scuola sta imparando, un po’ a fatica, un po’ con entusiasmo, ma anche con grosse resistenze, a confrontarsi e a convivere con le differenze: quelle individuali e quelle culturali.
È un processo non facile se si pensa che la filosofia di fondo e la pratica quotidiana della scuola sono storicamente orientate, più o meno consapevolmente, a espellere, isolare, coprire, annullare oppure a gerarchizzare ogni forma di diversità.
Le differenze hanno sempre rappresentato un ostacolo nel nostro sistema scolastico e sempre, in qualche modo, si è cercato di ridurle o annullarle: separazione dei maschi dalle femmine, classi differenziali, struttura a canna di organo degli ordini di scuola, classi chiuse, giacché è indubbio che la co-presenza di soggetti portatori di differenze genera elementi di disturbo e di inceppo all’attività scolastica.
È più facile “fare scuola” con un gruppo culturalmente e socialmente “omogeneo” (a livello “alto”, ma anche a livello “basso”).
Anche le battaglie per le integrazioni si sono connotate e spesso ancora si connotano principalmente come battaglie di civiltà; la diversità non è ancora pienamente valutata come utile per aumentare/migliorare l’apprendimento di tutti, ma come valore democratico da promuovere, “nonostante” produca ulteriori difficoltà alla attività scolastica.
L’idea che la diversità possa diventare una risorsa educativa stenta a svilupparsi essendo un’operazione culturale e professionale complessa. É certo molto difficile da rendere scuola quotidiana, soprattutto quando gli insegnanti sono abbandonati alla solitudine; eppure è questa una delle idee utili e da approfondire, per avviare la trasformazione della “scuola di massa”, della “scuola parcheggio” in “scuola per tutti e per ciascuno”. (1 continua)

Domenico Chiesa
(20 marzo 2026)