UN’IDEA (CHE VIENE DA LONTANO) PER LA SCUOLA DEGLI ADOLESCENTI

“Per poter cambiare la scuola occorre per prima cosa un esercizio di pensiero” (Riccardo Massa)

ESERCIZI DI PENSIERO/2026-1 

UN’IDEA (CHE VIENE DA LONTANO) PER LA SCUOLA DEGLI ADOLESCENTI

 

Dagli anni sessanta la scuola nell’età dell’adolescenza rappresenta una priorità. Sono stati anni in cui il dibattito culturale e politico è stato alto; i dieci punti di Frascati nel 1970 e nel 1972 le proposte della Commissione Biasini hanno accompagnato un importante processo di sperimentazione. Si è protratto con diversi disegni di legge fino all’inizio degli anni ottanta per approdare alle “sperimentazioni assistite dal ministero” e al progetto della Commissione Brocca (1994). I sogni sono finiti nei tentativi svaniti della riforma dei cicli di Berlinguer e nella controriforma Moratti. Si è tornati alle innovazioni dei piani di studio e dei programmi nella struttura tradizionale dei licei, degli istituti tecnici e professionali ai quali si sono affiancati i percorsi di istruzione e formazione professionale. Le nuove prospettive sulla riduzione dei licei a quattro anni e della filiera tecnico-professionale rappresentano il ritorno all’idea di scuola degli anni cinquanta.

Eppure la riflessione sulla scuola degli adolescenti ha vissuto proprio negli anni sessanta/settanta una stagione a cui si può attingere per riprendere a costruire una prospettiva di cambiamento.

Provo a sollecitare la discussione proponendo un passaggio di Mario Alighiero Manacorda che fa riferimento ad una proposta apparsa sulla rivista Riforma della Scuola (n. speciale 5-6/1967).

La proposta si basa su alcuni presupposti che risultano di incredibile attualità:

“a) Eliminare ogni gerarchia tra i vari corsi di istruzione, per garantire a tutti il diritto a una piena formazione culturale, qualunque sia il lavoro o la destinazione di studio a cui ciascuno sarà poi chiamato. Ciò significa, in concreto, il superamento della situazione attuale di privilegio che viene fatta al liceo come scuola di cultura, e della condizione subalterna che viene fatta alla istruzione professionale come scuola puramente strumentale. Questa la prima esigenza. Qualsiasi gerarchia è oggi ingiustificata: non ci deve essere una scuola che vale di più di fronte a una che vale di meno.

b) Eliminare l’enciclopedismo dell’istruzione secondaria tradizionale, il suo carattere erudito e libresco. Ciò che comporta che in tutti i curricula che si deciderà di organizzare, si elevi la qualità e si modifichino le metodologie tanto della cultura generale, fondamentalmente uguale per tutti nelle discipline sia storiche che scientifiche, quanto nella cultura speciale differenziata che caratterizza le varie scelte di studio o di approccio alla professione.

c) Attuare il diritto allo studio, che se non fosse scritto nella Costituzione sarebbe scritto nelle cose, perché veramente il perdere i talenti come noi oggi facciamo è un tragico lusso che non ci possiamo permettere. E perché non ci sia discriminazione per il singolo e perdita di talenti per la società, il diritto allo studio deve essere assicurato con una grande disponibilità di mezzi, che renda possibile moltiplicare gli stipendi, le case dello studente, ecc.”[1]

Sono premesse alla scelta del prolungamento dell’obbligo scolastico dal quattordicesimo al sedicesimo anno di età: “il prolungamento dell’obbligo è necessario giuridicamente in un paese in cui l’istruzione obbligatoria termina, o dovrebbe terminare, a quattordici anni, e il lavoro comincia, o dovrebbe cominciare, non prima dei quindici anni compiuti, sicché resta questo possibile anno di vuoto per molti. Questo prolungamento dell’obbligo pone però subito un problema di scelte: un biennio unico con opzioni, oppure due o più bienni che anticipino le eventuali distinzioni del triennio o del periodo scolastico successivo?”[2]

È passato mezzo secolo e l’innalzamento dell’esperienza scolastica a sedici anni rimane la sfida su cui costruire il progetto della scuola per i prossimi decenni. (1 continua)

 

Domenico Chiesa 

(9 gennaio 2026)

 

 

[1] M.A. Manacorda, La scuola degli adolescenti, Ed. Riuniti, Roma, 1979 p. 25

[2] Ivi, pp. 25-26